Anche alle squadre pro manca il materiale tecnico

Anche alle squadre pro manca il materiale tecnico


Piergiorgio Sbrissa, 26/11/2021

Sul quotidiano francese l’Equipe si fa oggi il punto sulla mancanza di materiale che affligge non solo i comuni consumatori, ma anche le squadre professionistiche, ed interpellano le squadre World Tour francesi.

La causa di questa mancanza di materiale è oggetto di analisi da ogni parte, ma fondamentalmente è dovuta ad un’ esplosione della domanda alla fine dei vari lockdown dello scorso anno (circa un 30% in più di vendite nel settore rispetto l’anno precedente), ma si tratta di una domanda composta in modo molto differente, con conseguente fatica da parte della filiera delle forniture a soddisfarla.

Ed al contrario di quanto forse alcuni pensano non ci sono canali produttivi “speciali” per il mondo professionistico, il quale quindi risente dei ritardi nelle forniture come tutti. Come spiega ad esempio Thomas Damuseau, responsabile dei materiali della AG2R-Citroën: “Prima quando un deragliatore era danneggiato lo buttavamo. Oggi lo teniamo e lo facciamo aggiustare. Una cosa totalmente inedita.”

Marc Madiot, Team Manager della Groupama-FdJ: “Stiamo ancora aspettando una grossa consegna da Shimano. Il materiale ha lasciato l’Asia ed ora è nei Paesi Bassi. I telai del nostro sponsor Lapierre sono già arrivati, quindi speriamo di avere le bici pronte per lo stage di ripresa (dal 12 al 21 dicembre a Calpe, in Spagna -ndr-). Ma finché non avremo ricevuto tutto non sono tranquillo

Sempre Damuseau della AG2R racconta come sia stato fondamentale anticipare gli ordini e pensare ad alternative: “Dopo quello che abbiamo vissuto negli ultimi mesi molte squadre dovranno ripensare la scelta dei propri fornitori. Noi pensiamo già al 2023“.

Questo scenario inedito porta le squadre a fare economie impensabili prima di questo periodo. Ad esempio non venderanno più le bici della stagione passata agli amatori, ma molte squadre le conserveranno per utilizzarne dei componenti. Un meccanico di una formazione WT stima attorno ai 200.000eu i mancati introiti da queste vendite: “bisogna utilizzare ancora le bici 2021 per non arrivare “nudi” ai primi allenamenti del 2022“.

Sempre Madiot spiega come la Groupama “venderà le bici della stagione passata solo quando avremo il materiale nuovo“.

La situazione è riassunta da Damuseau: “Per ora è esponenziale, più continua più le mancanze sono importanti, ma a medio termine è possibile che la domanda si stabilizzi e che ci si ritrovi con la situazione inversa, con una produzione smisurata ed i magazzini pieni. Gli specialisti dell’industria della bicicletta non hanno alcuna idea di quello che ci aspetta, siamo nell’incertezza più totale“.

In realtà è più probabile che gli specialisti  dell’industria un’idea di cosa ci aspetti ce l’abbiano, anche se di poco conforto per pro e consumatori.

 

 

 

Commenti

  1. Ser pecora:

    Tanto che uno dei primi produttori al mondo già un anno fa era molto cauto sull'opportunità di aumentare la capacità produttiva in questo periodo: https://www.nytimes.com/2020/08/17/business/giant-bikes-coronavirus-shortage.html

    Articolo che smonta anche alcune idee preconcette che girano sul Far-east
    Si e questo commento va in coda ad altri sull'argomento.

    Ma parlando con i pochi adetti ai lavori( componentistica) che conosco.
    Una certa autocritica sull'affidarsi di fatto ad un solo produttore 8 (SH) inizia ad esserci...
  2. 4x16:

    Allora @bradipus mi dovrò procurare una grevel pure io :mrgreen: e devi tatuarti anche tu il logo Campagnolo però :))):

    Scherzi a parte, non è ne semplice ne immediato uscire da questo tunnel perché non è solo dovuto a lockdown in varie parti del mondo ma anche al fatto che in tanti settori c'è una domanda sempre più crescente di acciaio e i costi dell'energia e dei trasporti è aumentata a dismisura, insomma....la tempesta perfetta!!!
    Da una parte c'è una domanda che (complice l'allentamento dei lockdown e delle restrizioni imposte un po' ovunque dal covid) è esplosa, dall'altra le supply chain che ancora soffrono per le conseguenze della pandemia stessa.
    Leggevo che uno dei problemi deriva dal fatto che tanti container sono rimasti (vuoti) in occidente, e c'è penuria in oriente: il prezzo di acquisto di un container è passato da 10k del 2019 a 40K USD attuali.
    Inoltre, le operazioni di carico / scarico dalle navi vanno a rilento, sempre per gli effetti covid; qualche settimana fa il più grande porto per container della Cina è rimasto chiuso qualche giorno per UN caso di covid tra gli addetti.
    La stessa cosa in occidente: a Los Angeles vi è una coda di un centinaio di navi portacontainer alla fonda in attesa di essere scaricate.
    Poi, se ci mettiamo anche la nave che rimane incastrata nel canale di Suez... Ci vorranno mesi, se non addirittura qualche anno, a ritornare alla 'normalità'.
    Inoltre, nessuno sa prevedere come si comporterà la domanda nei vari settori quando la situazione si sarà più o meno normalizzata, e nessuno si assume il rischio di effettuare investimenti cospicui che potrebbero non venire mai ripagati.
  3. Fill:

    C'è un po' di tutto questo, ma c'è anche molta speculazione.
    Alcuna componentistica elettronica, le attese si stanno riducendo...
    E sopratutto tutto cio' che esce nei media o sono notizie datate o sono poco attendibili....

    Io noto due cose da questa crisi, 1 il sistema dovrà andare rivisto e in parte già viene fatto.. 2 pochi o quasi nessuno si azzarda a fare previsioni.. Ma come per i pochi che durante prima chiusura hanno fatto scorte....
    Guarda, più che la speculazione (che per carità, ci può benissimo stare) ci sono effetti imponderabili ed imprevedibili a priori causati dal covid.
    Ti faccio un esempio, in un settore che conosco bene: l'editoria. Qui sta avvenendo un fenomeno che era difficile da preventivare, specie in un mondo dove di carta stampata se ne produce sempre di meno: il prezzo della carta sta aumentando in maniera vertiginosa.
    Speculazione, aggiotaggio? No: semplicemente, con la pandemia è aumentato in maniera massiccia l'e-commerce (specie nel nostro paese), il che ha causato un fortissimo aumento di domanda di carta per gli imballaggi... lo si chiama 'effetto Amazon', e peserà non poco sui bilanci degli editori, per i quali il costo della materia prima è proporzionalmente molto più alto rispetto al costo degli imballaggi per le aziende di e-commerce (paragonato al prezzo di vendita dei relativi prodotti).