I cambiamenti nel regolamento UCI per l’equipaggiamento

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Se ne parla già da qualche giorno dei cambiamenti del regolamento UCI relativo all’equipaggiamento basato sulle raccomandazioni di SafeR, ma qui vi riassumiamo le norme con anche qualche commento dopo aver fatto un giro di opinioni tra alcuni operatori del settore, fornitori tecnici in particolare.

Innanzitutto va fatta la ormai perenne premessa che non è “l’UCI” che ha deciso questi cambiamenti in autonomia ed isolamento, ma il suo Management Committee ( i cui membri potete vedere qui), riunito ad Arras in Francia lo scorso 1 Febbraio. Il quale ha approvato i suggerimenti in materia di SafeR, l’organizzazione dedicata al miglioramento della sicurezza nel ciclismo professionistico su strada maschile e femminile. Che a loro volta sono state sviluppate dopo un’ampia consultazione con corridori, squadre e organizzatori, anche attraverso la distribuzione di questionari all’intero gruppo.


Cosa questa che ci è stata confermata da alcune aziende, le quali ci hanno confermato il loro coinvolgimento: “[…]le nuove norme Uci sono anni che vengono discusse, quindi tutti eravamo già al corrente“. Quindi la narrativa per cui queste norme sono state calate dall’alto all’improvviso ed imposte a forza è totalmente falsa e creata ad arte solo per soddisfare il luogo comune del”l’UCI cattivo” che piace tanto.

La prima norma, ed una delle più controverse, è quella sulla misura dei manubri.

Questa norma introduce una larghezza minima del manubrio di 400 mm (misurata tra i due bordi esterni del manubrio – A), nonché una larghezza minima di 320 mm misurata tra le leve dei freni (tra i bordi interni delle leve – B), è in linea con questo approccio. Ciò corrisponde a una larghezza minima di 380 mm da centro a centro (C), uno standard comunemente utilizzato nell’industria ciclistica.

Questa regola si applicherà a partire dal 1° gennaio 2026 per le gare su strada e di ciclocross con partenza in gruppo (no crono). Per le gare su pista con partenza in massa, dal 1° gennaio 2027 sarà introdotta una larghezza minima di 350 mm (misurata tra i due bordi esterni).

Questa norma si può definire controversa non in se, ma per il modo in cui è stata applicata. Di fatto il problema che tutti hanno sollevato è che la misura minima permessa eccede quella attualmente utilizzata da molti corridori donne. Ma quello che non viene considerato è che serve sempre un periodo di rodaggio anche per le norme e quasi sempre arrivano poi dei chiarimenti aggiuntivi, ma anche qui, le aziende da noi interpellate infatti non sono particolarmente preoccupate:

“[…] al momento il 100% dei manubri che forniamo al team femminile è fuori misura (di 5mm sotto), ma la regola è talmente poco chiara che un semplice doppio nastro nella parte estrema bassa risolve il problema…mi immagino passerà poco tempo prima che qualcuno metta delle “pinne” laterali per arrivare alla quota minima senza influenzare l’ergonomia di presa alta e presa bassa“.

Ovviamente questi artifici sono contro l’etica della norma stessa chiaramente, ma, appunto, spesso in base a questi le norme vengono aggiornate.

Inoltre, la nuova norma prevede un’altra dimensione massima che regola l’angolo del manubrio per le biciclette da strada e da ciclocross: deve esserci una distanza massima di 50 mm tra l’interno della leva del freno e il bordo esterno del manubrio sullo stesso lato (vedi schema sotto), che però non sembra particolarmente problematica.

 

Cosi come non sono problematiche le altre norme introdotte. Ovvero la larghezza massima della forcella:

A partire dal 1° gennaio 2026 per le biciclette da strada e dal 1° gennaio 2027 per le biciclette da pista, verrà imposta una larghezza massima interna della forcella: 115 mm all’anteriore e 145 mm al posteriore (foderi alti. Questa misura si applicherà all’intera lunghezza della forcella anteriore e del triangolo posteriore.

Norma che oltretutto è difficile da contravvenire in quanto la larghezza delle forcelle è già limitata dai brevetti British Cycling per le bici Hope da pista, per cui i foderi della forcella vanno allineati alle gambe del ciclista in un range di larghezza tra 180 e 240mm (brevetto su cui c’è anche una diatriba di priorità con il produttore olandese Kú Cycle per la loro TF1).

Idem per la norma riguardante l’altezza massima dei cerchi, che per le gare di gruppo sarà limitata a 65mm max, dal 1° gennaio 2026.

Norma poco influente per i professionisti perché pochi o nessuno utilizza ruote con un cerchio >65mm in gara (un’eccezione sono le Enve SES 6.7 usate dalla UAE-Emirates, 67mm).

Per quanto riguarda la limitazione dello sviluppo metrico dei rapporti non è stata emessa invece una norma, ma è previsto un test per limitare il rapporto di trasmissione massimo, approvato da tutte le squadre, che sarà effettuato durante una gara a tappe nella seconda metà della stagione 2025. Il rapporto di trasmissione massimo consentito in questo contesto sarà il 54 x 11, ovvero 10,46 metri per giro di pedivella. La limitazione del rapporto di trasmissione massimo mira a limitare la velocità raggiunta in gara. È stato dimostrato che le altissime velocità raggiunte oggi dai corridori sono un fattore di rischio per la loro sicurezza.Gli eventi durante i quali verranno effettuati i test devono essere ancora annunciati.

Tuttavia solo pochi corridori e/o in particolari occasioni usano attualmente un rapporto di trasmissione più lungo.

Altro settore che sarà normato, ma in futuro, è quello dei caschi, per cui non si potranno usare caschi da cronometro nelle gare di gruppo, e verrà istituito un protocollo di certificazione degli stessi che entrerà in vigore “non prima del 1° gennaio 2027”. Con questa norma l’UCI intende garantire un’uniformità a livello di sicurezza dei protocolli, in modo che non sia tutto lasciato alla buona volontà delle aziende produttrici, e poi, come sempre, per trovare un punto di equilibrio tra prestazioni e sicurezza, essendo alcuni caschi recenti più votati alle prime che alla seconda.

 

 

Commenti

  1. Ser pecora:

    Anche secondo me dipende molto dalle strade, che sono cambiate tantissimo negli anni e sempre per far rallentare le auto, quindi in controtendenza con l'aumento di velocità delle bici.

    Ma questo è veramente molto difficile da attuare, perché dipende dagli organizzatori delle corse, dai permessi che devono ottenere, dalle mille persone coinvolte che remano contro ed a cui di una gara di bici frega niente.

    C'è l'opzione circuiti, ma questi non danno lo stesso ritorno a livello di promozione del territorio delle gare classiche....insomma, molto dura lavorare su quel fronte.
    Si, quello che a me concettualmente infastidisce è l’idea che sia stata messa una pezza per una questione di forma. Il tempo ci dirà
  2. La regola dei 145 mm del carro posteriore significa che un telaista non potrà abbandonare gli attuali 142 mm di interspazio tra i forcellini in favore dei 148 mm dello standard Boost già presente in MTB?
  3. longjnes:

    Pero se si guarda a riscontri oggettivi nella mtb dove il controllo è tutto i manubri si sono allargati di circa 20cm dai 52-54cm anni 90 ai 75 di adesso. Nella strada si sono stretti non per migliorare il controllo ma per essere più aero.
    Che ci siano configurazioni migliori di altre non c’è dubbio, però quello che secondo me fa la vera differenza è ciò che fa parte del gioco. Per esempio in fuori strada si sa che la strada presenta delle difficoltà oggettive e si è inconsciamente più attenti; così come è più difficile che si creino situazioni oggettivamente più pericolose, come banalmente stare in gruppo e viaggiare a 40-45 all’ora senza margine di manovra.

    Il vero problema non è la velocità in sé, ma il misto tra attenzione/valutazione del rischio mentre si gareggia, condizioni della strada e velocità. Dire pure che queste componenti sono messe in ordine di priorità (forse a pari merito la seconda e la terza)
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