Nelle ultime settimane ci sono dei nuovi protagonisti al centro delle critiche internettiane, e sono i metodi di allenamento della Visma-LAB. Ovviamente si tratta del solito puzzle che vari utenti fanno mettendo assieme varie dichiarazioni di varie persone, ma vale la pena vederle.
Il punto di partenza è stata l’uscita dalla squadra di Tim Heemskerk, uno degli allenatori della squadra, ed in particolare di Jonas Vingegaard, il quale ha lasciato la posizione dopo 8 anni dichiarando che:
“Negli ultimi tempi ho notato che stavo facendo fatica a continuare ad applicare la mia creatività e la mia passione, che sono importanti per me nel mio lavoro di allenatore. Quello è stato il momento in cui ho deciso di essere onesto con me stesso e con la squadra. Guardo con orgoglio alla crescita della squadra, alla mia crescita personale e a quella dei corridori, compreso ovviamente Jonas. Nel prossimo periodo mi prenderò un po’ di tempo per me stesso e rifletterò sul mio futuro”.
Questo è stato subito messo in relazione con altre due uscite eccellenti, ovvero quella di Fem van Empel, la quale ha lasciato il ciclismo vittima di un Burnout, e Simon Yates, anche lui ritiratosi in modo imprevisto e senza preavvisi dopo il primo stage stagionale di allenamento, sparendo letteralmente.
La logica conseguenza per tanti è stata tracciare una linea di continuità tra questi eventi, facendo presupporre dei metodi di allenamento troppo duri sulla psiche degli atleti. Si è cominciato a scavare quindi tra gli ex-atleti della Visma, che in tempi recenti hanno cambiato casacca, trovando facilmente delle critiche ai metodi della squadra olandese. A cominciare da Dylan van Baarle, passato alla Soudal-QuickStep:
“Ho perso fiducia nei metodi di allenamento della Visma. Mi piace fare un piano chiaro, ma nel modo che ritengo giusto, non nel modo che gli altri ritengono giusto per me. Mi piace avere più controllo e qui mi permettono di farlo. Alla Soudal c’è un po’ più di libertà rispetto a quella a cui ero abituato alla Visma. Posso dare un contributo più personale, per così dire”.
Molto più critico è stato Cian Uijtdebroeks, che ha rescisso il contratto per passare alla Movistar, il secondo cambio di squadra in 3 anni per il belga:
“Alla Visma l’attenzione era concentrata su sessioni di allenamento brevi ed esplosive, quindi molto lavoro sul VO2 max. Personalmente preferisco blocchi più lunghi a ritmo sostenuto, ma non c’era spazio per questo. Ho chiesto di fare blocchi più lunghi, ma era difficile all’interno del loro sistema. Non avevi molta voce in capitolo. Per me era difficile”.
“Volevo anche migliorare molto nella cronometro, ma dopo la Tirreno non sono più salito sulla mia bici da cronometro, e se sei un corridore da classifica generale questo non può succedere. Ho già perso tre minuti da Remco in una cronometro, ma ora non dovrebbero essere più di un minuto. Ho una nuova posizione sulla bici e un manubrio personalizzato. Finalmente mi sento a mio agio in allenamento”.
“Da quando Merijn Zeeman se n’è andato è diventato tutto ancora più disciplinato. Per alcuni corridori funziona, ma per uno come me no. Vorrei davvero poter decidere da solo il mio allenamento. Poi mi hanno anche spostato la sella di cinque centimetri indietro, ma io non sono il tipo di corridore che, come Victor Campenaerts, adotta una posizione molto aerodinamica sulla bici da strada. Se voglio esprimere la mia potenza senza infiammare determinati nervi la sella deve essere spostata in avanti. Anche Tiesj Benoot ha avuto la stessa esperienza”.
A queste critiche si aggiungono quelle di Attila Valter, passato alla Bahrain Victorious dopo 3 anni nella Visma:
“Sto cercando di essere molto cauto con le critiche perché Visma è una squadra che ha vinto tre Grandi Giri in una stagione. Ma quando Merijn se n’è andato, le cose sono cambiate e la squadra ha anche sentito molta pressione dall’esterno, perché volevamo tornare al vertice, ma non ci siamo riusciti. E più si forza, più si rischia di scottarsi le mani. Almeno io e sicuramente alcuni altri corridori della Visma lo abbiamo sentito chiaramente”.
“Per loro, è come se i numeri e le prestazioni nella scienza fossero il modo di lavorare. Ma quando faccio esattamente quello che mi dicono di fare e non miglioro allora è anche la scienza a dire che con me non funziona. Quindi ho detto: OK, allora affrontiamola in modo diverso, e la risposta è stata semplicemente ‘No, non lo facciamo’. Quindi c’è stato un po’ di attrito, diciamo così”.
“Scientificamente non è possibile che 30 corridori debbano mangiare tutti allo stesso modo. Non è possibile. A lungo andare inizi a mettere in discussione le cose e inizi a pensare che forse hai bisogno di una quantità diversa di vitamine rispetto agli altri, visto che tutti assumiamo le stesse. E lo stesso allenamento, gli stessi metodi e la stessa filosofia”.
“Ovviamente, non posso cambiare quella squadra e non voglio cambiarla. Sono bravi perché lavorano entro questi limiti molto stretti”.
Nel complesso quindi si nota come alcuni corridori fossero scontenti della rigidità della squadra nella pianificazione della preparazione. Ed ovviamente più scontenti i corridori che hanno avuto periodi difficili sotto l’aspetto fisico ed avari di risultati. Ed il tutto in particolare da quando c’è stata l’uscita del direttore sportivo Merjin Zeeman, passato al calcio.
Altrettanto ovviamente non ci sono critiche da parte dei corridori che i risultati li hanno avuti e che sembrano essere a loro agio nel sistema della Visma. A cominciare da Wout van Aert, che nonostante la valanga di difficoltà legate agli infortuni, si è premurato di rispondere alla critiche precisando che la Visma “non è una squadra tossica”. Lo stesso Vingegaard, pur dovendo cambiare allenatore, ha definito l’inizio, complicato da caduta e influenza, della stagione come “non un disastro”. Stessi toni per Pauline Ferrand-Prévot, che a più riprese si è detta contenta ed a suo agio nella formazione neerlandese.
Insomma, come prevedibile ad ognuno il suo.







Che quelli che ancora ci corrono si esprimano in senso opposto mi sembra del tutto inevitabile nè li si puo liquidare come "quelli che hanno ottenuto risultati". I risultati li aveva ottenuti anche Yates sebbene per gentile omaggio di Del Toro.
Da come la descrivono sembra la new Sky. Marginal gain a manetta ma ancora più estremo. La deriva dello sport in generale verso i metodi da "tana delle tigri" è tracciata. Spazio per l'allenamento a sensazione l'alimentazione pane e salame con un buon bicchiere di vino (magari in corsa) è bella e finita. Se pensiamo che ai saltatori dal trampolino fanno (si dice) le punture di acido ialuronico sul pene per ingrossarlo e aumentale la superfice alare della tuta che fa più effetto vela di cosa ci stupiamo?
Comunque, vedremo, parlerà la strada.
Parlando delle stesse cose su Domestique facevano il paragone tra la comunicazione di Vingegaard e la Visma da una parte e Ingebritsen. Per la Visma la comunicazione con stampa e tifosi è un impiccio, Ingebritsen dall'altra parte (per chi non lo conosce è un fondista paragonabile a Pogacar per risultati che credo viaggi su introiti ben maggiori di Vingegaard) non si nasconde nemmeno in un momento abbastanza critico (operazione al tallone d'achille).