In questi primi giorni di Tour de France Jonas Vingegaard non deve solo vedersela con i soliti avversari e le pressioni che derivano dal correre la gara più importante del mondo come favorito, ma anche con le problematiche suscitate dall’intervista che la moglie Trine Hansen ha rilasciato al quotidiano danese Politiken.
In questa intervista, presentata col polemico titolo “Spremete troppo il limone”, Trine si lascia andare in una serie di considerazioni che inevitabilmente hanno creato qualche difficoltà alla Visma. L’intervista parte con delle considerazioni sul tempo che Jonas non passa casa e l’importanza di un rapporto egualitario tra i due coniugi: “è importante che anche lui faccia a casa i compiti duri e noiosi perché è importante che ci sia parità tra noi, e se gli altri possono farlo lo può fare anche lui“, riferendosi all’idea che hanno avuto di ristrutturare la cucina di casa da soli. Cosa che poi sono riusciti a fare con loro stessa sorpresa e soddisfazione. Cosa di cui la Visma però pare essersi lamentata, preoccupata che Jonas a casa si stanchi invece di riposare.
Trine però si è lamentata che il marito stia via troppo tempo da casa per gli stage in altura e che la squadra dovrebbe pensare a supportarlo al Tour e basta, senza avere anche velleità di vittoria di tappa con altri corridori: “Penso che a volte le persone dimentichino l’essere umano dietro l’atleta e come ottenere il meglio da lui. Potrebbe ritorcersi contro di lui.” Commento che probabilmente arriva anche sulla scorta del drammatico incidente dell’anno scorso che tanto sembra aver segnato lui e la coppia, come già evidenziato in un’altra intervista.
“Jonas non si ricarica con un altro ritiro di tre settimane in quota con la squadra“, sottolinea. “Ha bisogno di stare a casa in Danimarca, con noi, per sentirsi veramente se stesso.”
“È profondamente attaccato alla sua routine. A volte ha bisogno di rigenerarsi nell’ambiente più tranquillo possibile, solo con la sua famiglia“, aggiunge Trine. “Questo è parte fondamentale di ciò che è e del suo successo.”
“Con due figli, sente di perdersi la vita a casa. Questo va messo a confronto con la gioia che prova nel ciclismo“, conclude Trine. “Per molti versi, il conto alla rovescia per la fine della sua carriera è iniziato quando abbiamo avuto il nostro primo figlio.”
Tutte considerazioni comprensibili da un punto di vista umano, ma è anche chiaro che un corridore del calibro di Vingegaard non possa prescindere da settimane di allenamenti in quota come fanno ormai praticamente tutti i corridori. Tra l’altro Vingegaard ha sempre goduto di finali di stagione abbastanza al risparmio, con soli 3 Lombardia corsi in carriera, ma tendenzialmente sollevando il piede dal gas dopo la Vuelta.
Trine però non si è fermata alle sole considerazioni da moglie e madre, ma si è messa i panni del DS nel fare alcune considerazioni più spinose:
“Se si comincia a spendere risorse per le vittorie di tappa degli altri corridori queste risorse non sono più al servizio di Jonas. Bisogna avere rispetto per il modo in cui Tadej Pogačar si impone. Quando è alla partenza di una corsa non c’è nessun dubbio su chi sia il capitano. Ognuno conosce il suo ruolo. Penso sia basilare“.
Considerazioni che (seppur sul tenore di quelle che si sentono da anni anche dagli appassionati) possono aver incrinato qualche sottile equilibrio in casa Visma.
Grischa Niermann, il vero DS della Visma, ha cercato di buttare acqua sul fuoco dell’intervista:
“Per me la polemica ha preso troppa importanza, mi sembra esagerata. Certo, i sacrifici sono necessari. Jonas lo sa più di qualunque altro. La preparazione del Tour obbliga a stare molto tempo lontano da casa, ma è grazie a questo che ora è in questa forma”.
Jonas, pressato dalle domande al Tour, si è rifugiato in un simil-no-comment:
“Non ho letto l’articolo, ne ho solo sentito parlare. Quindi non sono sicuro al 100% di quello che c’è scritto. Non leggo i media durante le corse, quindi mi è difficile rispondere“.
Ed anche il compagno di squadra Wout van Aert interrogato su questo passaggio l’ha giocata diplomaticamente:
“Non voglio parlarne troppo. Le mie prestazioni per la squadra parlano da sole. Mi spendo sempre al 100% per ottenere gli obiettivi che ci prefissiamo. E’ chiaro per tutti, Jonas compreso. Siamo ancora amici? Certo.”
In Danimarca l’intervista ha creato molte discussioni, a più livelli, per lo più aldilà del merito sportivo, ma sull’opportunità di un’intervista del genere proprio ad inizio Tour de France, col rischio di creare ancora più pressioni a Vingegaar; ai ruoli in una coppia, per cui in tempi moderni l’argomento del “porto a casa il pane quindi ho diritto” puzza un po’ di “patriarcato”; sino alle critiche sul ruolo che Trine Hansen ha sempre avuto con il marito, in quanto è sempre stata la parte più loquace della coppia, anche in virtù del fatto che Trine è di 11 anni più anziana di Jonas, e stanno assieme da quando lui aveva 19-20 anni. Il tutto lanciato da un media di centro-sinistra di grande tradizione e molto autorevole in Danimarca. Quindi un’intervista che si presta a commenti anche da parte di chi non vive di solo pane e ciclismo.
In tutto questo, per i soli tifosi di ciclismo, arriva almeno la rassicurazione del connazionale ed amico di Jonas, Mads Pedersen, che ha dichiarato che Jonas è concentratissimo sulla gara e lo vede come un “cane affamato”.





Questo il buon Jonas dovrebbe dirle e chiude la discussione :mrgreen: