La EF Education First non vuole correre in Italia

La EF Education First non vuole correre in Italia


Piergiorgio Sbrissa, 04/03/2020

La squadra americana Ef Education First ha richiesto formalmente all’UCI di poter non partecipare, senza essere penalizzata, alle corse Strade Bianche, Tirreno-Adriatico e Milan-San Remo. Il motivo è l’epidemia di coranavirus. Johnatan Vaughters, Team Manager: “Abbiamo cominciato a considerare realmente l’impatto che avrebbe un viaggio della squadra in una città in una zona toccata dall’epidemia. Non si tratta di panico, ma di prendersi delle responsabilità“.

In realtà la Strade Bianche e la Tirreno-Adriatico non si svolgono in zone toccate ancora sottoposte a restrizioni. Più delicato il caso della Milano-Sanremo.

Il ragionamento alla base di questa decisione pare essere di ordine pratico in base alla situazione attuale, infatti Vaughters vuole partecipare alla Paris-Nice, che si svolgerà il giorno dopo la Strade-Bianche: “Sembra che la pressione sugli ospedali francesi non sia così importante. Non siamo spaventati“. Pare quindi lecito pensare che sia preoccupato dall’idea che i propri corridori o staff vengano contagiati e messi in quarantena o ospedalizzati in un contesto di saturazione delle strutture ospedaliere italiane.

Secondo Vaughters ci sarebbero altre squadre con le stesse intenzioni: “È vero, noi abbiamo avuto le palle di farlo, ma i nostri medici hanno avuto delle discussioni con quelli delle altre squadre e pensiamo di non essere i soli ad avere queste intenzioni“.

Questa lettera rappresenta una virata di 180° rispetto una dichiarazione dello stesso Vaughters rilasciata solo pochi giorni prima: “siamo contenti che le corse italiane siano mantenute. Si ritorna al business quotidiano. Accettare i rischi è una parte dell’esistenza. Accettare e affrontare i rischi è una grande parte del ciclismo, in particolare professionistico“. Vaughters, in risposta sui social a chi lasciava intendere che i corridori sarebbero stati costretti a fare quello che gli imponevano le squadre, aveva però precisato che avrebbe preso in considerazione il punto di vista degli atleti: “i miei corridori hanno tutti la possibilità di decidere. Se non vogliono correre non correranno. Semplice.”

Visto il rapido evolversi della situazione coronavirus, con in particolare la sua diffusione in Francia in questi giorni, è presumibile che la squadra americana dovrà rivedere celermente le proprie posizioni.

 

Commenti

  1. sembola:

    Il problema non è quello.
    Il problema è il rischio di essere poi sottoposti a misure restrittive, in Italia o una volta ritornati in patria qualora qualcuno dell' entourage, magari già infettato, risulti positivo. Cosa che vogliono evitare a poche settimane dalle classiche belghe che, piaccia o no, per diverse squadre sono l'appuntamento più importante della stagione. Poi magari Anversa tra un mese è come Milano, ma intanto...
    Da quello che diceva il ds era proprio la paura di trovarsi in un posto dove non potevano essere assicurate le cure che li frenava
  2. Ser pecora:

    La nazionalità della squadra imho conta poco. I loro uomini per le classiche sono Bettiol, Langeveld, Vanmarcke, Cort, etc...non uno vive o va negli USA a far qualcosa.
    In Francia il virus si sta espandendo rapidamente quindi sono tutti discorsi che vanno aggiornati costantemente. Da qui ad 1 mese possono essere annullate tutte le classiche belghe come niente...
    Vista la progressione dei contagi direi che il rischio è alto
  3. Lo Het nieuwsblad dice che la lettera a RCS per chiedere l'annullamente delle prossime gare italiane è stata firmata da 13 squadre non solo dalla EF