Vuelta España strana quella di quest’anno, non tanto per le proteste che l’hanno contraddistinta fino a farne annullare due tappe, ma per come si sono affrontati i favoriti, condizionati da malanni fisici.
Jonas Vingegaard, voto 9 1/2. Terzo grande giro in carriera vinto, vestendo la maglia rossa di leader della classifica generale per 15 giorni e 3 tappe vinte. Era il favorito n°1 e ha rispettato il pronostico. Alla seconda settimana non è stato bene però, non ha precisato cosa avesse, ma sicuramente difficoltà a respirare e tosse, evidenti nei dopo tappa. Quanto questo non gli abbia permesso di essere al meglio e preferire una condotta di gara “difensiva” non si sa, ma probabilmente ha influito. Questo ha fatto storcere il naso a tutti quelli che vogliono solo ciclismo champagne fatto di attacchi intercontinentali ed un dominatore assoluto e facile da capire, ma la condotta di gara del danese è stata ottima in rapporto a quello che poteva fare evidentemente. In particolare difendendosi più che bene nella cronometro accorciata in cui ha realizzato una prestazione eccezionale per la tipologia di corridore che è su una cronometro piatta. Alla tappa di Bola del Mundo ha messo le cose in chiaro, pur senza dare distacchi abissali, su chi fosse il più forte in salita alla terza settimana. Ottimo anche il supporto della Visma (9), che per una volta, forse forzatamente viste le condizioni del suo capitano, non ha cercato tattiche strane, ma si è compattata attorno a lui per difendere il vantaggio, infilando anche Kuss e Jorgenson in Top10, di conseguenza. Il tutto, va detto, contro una super UAE.
Joao Almeida, voto 9. Certo, non ha vinto, ma ha realizzato una corsa di grandissimo livello, in particolare perché anche lui non è stato bene, alla terza settimana invece che alla seconda come Vingegaard. Questo da un lato ha pareggiato i conti, dall’altro lascia il dubbio (in primis al portoghese) su cosa avrebbe potuto fare senza malanni fisici. In particolare per quanto visto sull’Angliru, dove anche un Vingegaard al meglio avrebbe avuto vita difficile a staccare un Almeida forte come non mai su una salita che sicuramente non lo favorisce. Idem per la cronometro finale, accorciata, in cui forse il portoghese avrebbe potuto rosicchiare ancora tempo al danese se non fosse stato non al 100% e sulla distanza prevista. Non credo che alla fine l’avrebbe spuntata comunque, ma probabilmente il distacco finale sarebbe stato ridotto. Ad ogni modo Almeida ha realizzato un GT di primissimo livello, supportato da una squadra forte al limite del prepotente (voto 10), con Jay Vine vincitore di 2 tappe, maglia a pois e andato a insidiare Ganna a crono sul filo dei decimi di secondo, 2 tappe con Ayuso divorziato in casa, una tappa con Soler e quella dell’Angliru con Almeida. Oltre alla vittoria alla cronosquadre e la classifica di miglior squadra. 7 tappe vinte con 4 corridori diversi eguaglia record del passato. Il tutto senza l’uomo più forte in squadra da l’idea della forza di questa squadra. Che tutto sommato si rammaricherà di aver lasciato per strada in una stagione incredibile 2 GT.
Tim Pidcock, voto 9. Voto che si ripete, ma la gara del britannico è stata inaspettatamente di gran spessore. Coglie il primo podio in un GT in carriera dimostrando di essere competitivo sulle tre settimane, cosa a cui molti non credevano. Non ha portato a casa vittorie di tappa, ma ha fatto due volte 2°, a Valdezcaray e sull’Alto de Morredero, senza sfiorare realmente la vittoria, ma in particolare nel secondo caso mostrando di essere a livello dei migliori. Il tutto non certo supportato da una squadra a livello di UAE, Visma o Red Bull. Cosa che farà fischiare la orecchie alla Ineos, ma dimostrazione che a volte non serve la squadra più forte per massimizzare un corridore, ma quella più adatta.
Jai Hindley, voto 8. Giusto un gradino sotto Pidcock, sia come voto che come posizione in classifica: 4° a 30″ da Pidcock. Vuelta solida per l’australiano, che in varie occasioni ci ha anche provato e non tanto per onor di firma, come ad esempio sull’Angliru, dove sembrava avere il podio a portata di mano. Solido anche a cronometro, dove ha pagato solo 2″ su Pidcock, ma nel complesso ha lasciato per strada un secondo qua, un secondo la che gli sono costati il podio. Il tutto pur supportato da una squadra certamente di altro spessore rispetto quella del britannico, su cui gli aveva già dato un bonus di 10″ alla cronosquadre. Remco può sorridere.
Matthew Riccitello/Giulio Pellizzari, voto 8 1/2. I due giovani (23 e 21 anni rispettivamente) che hanno dato vita alla lotta per la maglia bianca. Un bel duello collaterale in cui alla fine l’ha spuntata l’americano dopo che l’italiano ha vestito la maglia per ben 14 giornate. Alla fine l’ha spuntata Riccitello mostrandosi più solido fino all’ultimo giorno, ma Pellizzari fa già esaltare i tifosi italiani. Si invoca prudenza vista la giovane età del ragazzo prima di darlo come il nuovo uomo da GT che manca all’Italia da anni, ma 6° al Giro e 6° alla Vuelta nella stessa stagione chiaramente fanno ben sperare. Inoltre si è anche portato a casa una tappa sfruttando un momento in cui i vari favoriti si guardavano, mostrando lucidità e prontezza. L’età è dalla loro, quindi speriamo di vedere ancora in futuro duelli tra questi due, che sicuramente rappresentano due prospetti per la classifica nei Gt, assieme ovviamente ad Ayuso, che si pone a metà tra i due per età, ha dalla sua prestazioni più debordanti, ma con sviluppo altalenante per ora.
Lidl-Trek, voto 8. Una vittoria di tappa e due secondi posti per Mads Pedersen, più la vittoria della maglia verde, vestita per 18 giorni. Altro record storico, con una squadra che vince la maglia della classifica a punti in tutti e 3 i GT stagionali (Giro e Vuelta Pedersen, Tour con Milan). Un po’ di amaro in bocca per il 2° posto di Giulio Ciccone a Limone, quando lo scalatore italiano sembrava ancora nella forma strepitosa di Liegi e S. Sebastian. Idem il giorno dopo a Ceres. Poi pian piano si è volatilizzato e la Lidl si è concentrata sul supporto a Pedersen. Bagioli e Verona però forse potevano fare qualcosina di più in certe tappe. In particolare lo spagnolo al Giro aveva dimostrato che la possibilità ce l’ha. L’arrivo di Ayuso (?) potrebbe dare veramente una dimensione completa a questa squadra.
Ineos, voto 8. La squadra britannica torna a casa con 3 vittorie di tappa, con lo sprint vincente di Ben Turner a Voiron, il jolly pescato da Bernal alla 16^tappa, accorciata, e la solita crono di Ganna. 6 tappe in 3 GT quest’anno, e tutte con uomini diversi, segno che il personale non mancherebbe. Manca l’uomo squadra, e vedere Pidcock sul podio fa un po’ pensare che il problema sia la gestione.
Decathlon-AG2R, voto 6. Centrano la Top5 con Felix Gall, corridore solido da GT, ma non “premium”, e si sapeva, d’altronde non si trovano al banco al supermercato. La squadra francese però, nel dopo Lavenu, sembra essersi messa sul sentiero giusto, e l’arrivo di Riccittello (forse) potrebbe essere la mossa giusta per dare una nuova dimensione alla squadra, in attesa del salvatore Seixas. Per il resto la squadra è stata cosi-cosi a questa Vuelta, a parte Armirail, corridore di cilindrata enorme, che però è in partenza verso la Visma. Gli altri molto anonimi, da Peters a Staune-Mittet, che non riesce a trovare una sua dimensione.
Bahrain-Victorious, voto 6. Partita con ambizioni grazie a Tiberi e Buitrago, alla fine viene salvata da Træn, che centra la Top10 (9°) dopo aver vestito la maglia rossa per 4 giorni. La storia del norvegese poi è di quelle che danno speranza in un mondo che ha visto giorni migliori. Nel complesso però il mix di giovani e veterani non è che abbia funzionato granché, con una prestazione non proprio brillante da parte di tutti, Træn a parte.
Alpecin-Deceuninck, voto 8. La squadra belga era venuta con una missione: vincere tappe allo sprint con Jasper Philipsen. Il belga se ne porta a casa 3 e può digrignare i denti per la tappa annullata di Madrid. Missione compiuta in ogni caso.
Soudal-QuickStep, voto 5. Chi l’ha vista? Sfortunata con Mikel Landa sofferente di mal di schiena ed a perdere Parte-Peintre alla 4^ tappa, la squadra belga è però stata evanescente. Garofoli qualcosina ha tentato, ma forse aveva ancora nelle gambe il Giro. Lecerf, Vansenvenant e Schachmann abbastanza nulli.
Groupama-FdJ, voto 6 1/2. Centrano una tappa con il redivivo Gaudu a Ceres, che ha fatto un numero notevole all’ultima curva. Poi però poi ha deciso che era più che sufficiente ed è tornato nell’ombra. Sfortunati a perdere G. Martin che magari la solita top15 gliela centrava. Braz Afonso e Brieuc Rolland si sono anche fatti vedere.
Caja Rural-Seguros, voto 6. Nel disinteresse generale piazzano Balderstone e Guardeño al 13° e 14° posto in CG, che gli valgono 200 punti UCI che sono oro per una squadra così. Movistar, voto 6. La sufficienza gliela do per i km che si sono fatti in fuga. Veramente tanti. Romo e Castrillo sono stati ciurlati da Vine caricato a pallettoni alla 10^tappa, Romo ci ha ancora provato due tappe dopo per essere fregato dalla giovane volpe Ayuso sulla linea del traguardo. Un secondo e due terzi posti allo sprint per Aular; sfortunati anche nei ritiri. Insomma, pochi risultati, ma ci hanno messo il cuore. XDS-AStana, voto 5 1/2. Il 12° posto in classifica generale per Tejada ed un 3° posto ad Andorra per Fortunato è il bottino della squadra cino-kazaka. Il resto della truppa abbastanza evanescente. Arkéa-B&B, voto 5. Già hanno i loro problemi, se poi i loro due uomini migliori (Garcia Pierna e C. Rodriguez) sono costretti al ritiro… Jayco-AlUla, voto 5. Sfortunati a perdere O’Connor e Dunbar, che comunque non sembravano irresistibili, ma magari sulla distanza potevano fare qualcosa come al solito. Un 4° posto con Foldager ed una buona crono di O’Brien non li salvano da una Vuelta mediocre. EF Education-EasyPost, voto 4-5. Squadra di giovanissimi con qualche veterano. Ritiratosi il veterano (Chaves) sono rimasti i giovanissimi ad annaspare nel mare magno di un GT. Markel Beloki (20 anni) qualcosa ha provato. Tutta esperienza. Intermarché-Wanty, voto 4-5. Il 16° posto dell’inossidabile Mentjes ed un 3° allo sprint (dopo relegazione di Viviani) per Arne Marit e finita li. Team Pic-Nic, voto 4. Difficile ricordarsi che ci fossero perché non si sono mai visti. A parte Vermaerke, perché entusiasta di andare alla UAE probabilmente. Lotto, voto 4. Squadra un po’ raffazzonata che aveva come obiettivo un risultato con Viviani, che l’ha pure centrato, ma poi tolto perché relegato. Quando non va non va. Burgos Burpellet BH, voto 4. Già erano destinati a fare le comparse, con 4 ritiri non poteva andare meglio. Cofidis, voto 1. Una squadra senza ormai nemmeno un perché.














Voto 0 : governo politico Spagnolo che appoggia le proteste senza tutelare in nessun modo i propri organizzatori e l0immagine del mondo del paese
Voto 10 : organizzatori della Vuelta che non potendo coordinare la polizia ha giustamente annullato le tappe
Un GC di questo tipo non lo vorrei vincere nemmeno io...