Quali programmi ora per Remco?

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Deve essere dura per Remco Evenepoel digerire l’abbandono al Tour de France, mentre si trovava in maglia bianca,  3° in classifica in generale, e dopo aver lottato contro se stesso nella 12^tappa nonostante le difficoltà, dimostrando enorme carattere. Il sorpasso di Jonas Vingegaaard sul campione belga nella cronoscalata di Peyragudes è stato però un durissimo colpo da assorbire per il suo morale e, probabile, il suo orgoglio. Ma quali le cause e quali i progetti ora?


Sulle cause è stato esplicativo il suo allenatore Koen Pelgrim: “non ha recuperato bene dal Dauphiné ed ha avuto difficoltà in allenamento. Abbiamo dovuto aggiustare il programma con riposo extra. Aveva difficoltà con l’intensità, ed è chiaro che non sia l’approccio ideale” (al Tour -ndr-).

Lo stesso Remco si è spiegato sui media belgi: “Non riuscivo a fare alcuna sessione di allenamento. Non riuscivo a gestire l’intensità. Il mio corpo è affaticato e non va semplicemente bene quest’anno“. Anche se poi ha spiegato che “non riesce ad identificare una sola causa“.

La sua stagione chiaramente non era partita nel modo migliore, con lo sfortunato incidente occorsogli lo scorso dicembre per cui si è rotto una clavicola e dei legamenti della spalla. Un incidente che però non gli ha fatto pagare pegno solo fisicamente, ma anche mentalmente, infatti a seguito dell’incidente ha avuto un periodo di grande difficoltà psicologica, per cui aveva anche considerato di appendere la bici al chiodo. Come confermato anche dal padre, in lacrime, in una trasmissione Tv francese.

Nonostante tutto, riprendendo gli allenamenti solo a metà febbraio, Remco è poi rientrato alle gare nel modo migliore, con la vittoria alla freccia Brabante, poi un bruciante 3° posto all’Amstel Gold Race, appena dietro un furbo Skjlemose ed un Pogačar per una (sola) volta non irresistibile. Quindi l’inizio di un periodo non brillante, con una freccia Vallone ed una Liegi sottotono, a cui è seguito un romandia opaco, ma in cui non fallito la prima cronometro stagionale.

Poi il Dauphiné con un’altra cronometro vinta, ma solo il 4° posto finale, ma dove ha avuto un altra battuta d’arresto, con una caduta alla 5^tappa che, combinata con l’allergia stagionale, non lo ha fatto essere al 100%. Anzi, ne è uscito stanco ed incapace di lavorare sui suoi punti deboli, cambi di ritmo e salite, che lui stesso aveva indicato come i punti chiave su cui lavorare prima del Tour.

La scontata vittoria alla cronometro ai campionati nazionali ed il 2° posto a quella su strada dietro Tim Wellens hanno probabilmente mascherato le difficoltà, che però si sono mostrate inesorabili nella gara più esigente dell’anno, dove tutti sono al 100% e nasconderle è difficile, se non impossibile. Già, perché non si è trattato di una semplice giornata storta, ma un problema più ampio, come lui stesso ha dichiarato: “Puoi avere una giornata no ogni tanto, ma tre di fila non è normale”.

E come ha detto una volta Eusebio Unzué, Team Manager della Movistar: “Remco può sicuramente vincere il Tour, ma solo se corre come Remco per 21 giorni su 21. Se corre come Remco per 20 su 21 allora diventa difficile”.

E quest’anno ha corso da Remco solo 1 volta su 14, alla cronometro di Caen.

Quindi quale sarà il proseguo della stagione per il campione belga? Il suo programma prevedeva la Clasica de S.Sebastian il 2 di agosto, una corsa che ha già vinto 3 volte, nonché la sua prima vittoria WT, quindi una corsa con cui ha un grande feeling. Bisogna capire come ne è uscito fisicamente e psicologicamente da questo Tour però. Venti giorni dopo la classica basca ci sarebbe la Vuelta España, ma pare un azzardo al momento, in particolare per la pressione che gli metterebbe sia prepararla bene, sempre sia possibile, sia per poi performare al livello che ci si aspetta da lui.

Si arriverebbe quindi a settembre con i mondiali, una prova a cui teneva particolarmente, anche se il durissimo percorso di Kigali è anche nel mirino dello strapotente Tadej Pogačar. Resta chiaramente la prova a cronometro dove confermarsi il cronoman più forte. Idem gli europei ai primi di Ottobre.

In ogni caso gli auguriamo di trovare rapidamente le cause delle sue difficoltà e gli stimoli per venirne a capo, magari con il passaggio a nuova squadra, che sembra ormai cosa fatta. Il ciclismo attuale ha sicuramente bisogno di un campione, magari imperfetto, ma anche umano, come Remco.

 

Commenti

  1. bianco70:

    Con le poche crono che trovano in una stagione nessuno dedica all'allenamento specifico un tale numero di ore tali da influire poi sul rendimento in altri ambiti.
    Una prova abbastanza evidente è Ganna, che è uno specialista anche della pista, ma questo non ha influito sulla sua capacità di essere lì a giocarsi una Sanremo.
    Poi, sicuramente, avranno un attenzione ed una serie di allenamenti mirati sulla bici da crono, o studio dei materiali ecc, ma anche uno specialista è,in fondo, un ciclista "classico", che sfrutta alcune sue doti naturali per eccellere in una specialità.
    vero in parte, anzi il ganna dell'ultimo anno è l'esempio lampante, se vuoi dedicarti a vincere le classiche, devi togliere qualcosa alla pista (es. proprio quest'anno). Se punti forte sulle crono (e RE ci punta, vuoi per i mondiali, vuoi perchè è l'unica occasione che ha al Tour-deflinato etc di mettere dietro Vingo e Pogi), bisogna coltivare la specialità (allenamenti mirati, test materiali e posizioni, strategie di pacing) Vale anche per Vdp che domina su strada ma trascurando la MTB prende legnate (in tutti sensi, poverino) quando si presenta in coppa del mondo xc.
  2. Doctor Speck:

    @markodm non ha parlato di sforzi a potenza costante, ma di massimizzare la potenza per quelle durate, non travisare.
    Come Remco e chiunque altro lo faccia, lo sapranno i coach.
    e se questo può o no compromettere il rendimento in altre situazioni, altrettanto. Visto e considerato che nemmeno Pogacar e Vingegaard vanno piano a cronometro, e invece nelle altre situazioni si comportano direi benino.
    Il problema di fondo, a mio avviso, è che si tende a non accettare lo stato delle cose e a voler trovare sempre una giustificazione esterna che impedisca al belga di essere il vero fuoriclasse del ciclismo attuale, capace di vincere su ogni terreno e contro ogni avversario. e invece, guarda un po', ha degli avversari degni e dei terreni non troppo congeniali anche lui.
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