Dalla sua presentazione un mese fa, ho avuto modo di utilizzare con continuità la nuova Colnago V5Rs, una bici che ormai tutti hanno visto più volte, e più volte vincente sotto i colpi di pedale dei corridori della UAE-Emirates.
Una premessa necessaria è che non ho mai utilizzato prima della V5 una Colnago serie V, e, in onestà non ho mai trovato i telai di questa serie V particolarmente attraenti. Mi sono sembrati sempre dei telai fatti per andare incontro alla necessità di avere un telaio monoscocca a catalogo per fornire la combinazione di peso-rigidità necessaria ai corridori da loro sponsorizzati, ma comunque lontani dal fascino e dalla tradizione di quelli della serie C, che invece ho utilizzato in quasi tutte le loro varianti, compreso l’ultimo, il C68.
Il fatto che la nuova Colnago V5Rs non fosse particolarmente dirompente sotto il profilo estetico rispetto alla precedente V4 mi ha fatto approcciare a questa bici con abbastanza indifferenza, considerandola la solita bici monoscocca un po’ più leggera, un po’ più aerodinamica (chissà), ma sostanzialmente niente di epocale. Una critica questa che ho letto su vari media, che si aspettavano “qualcosa di più” da Colnago (salvo poi considerare “qualcosa di troppo” la Y1).
Iniziando ad utilizzare la V5 invece le prime sensazioni sono state quelle che fosse una bici strana, non simile “alle solite” per caratteristiche e comportamento. La cosa che più mi lasciava stranito era una certa mancanza di rigidità longitudinale. In particolare, pedalando e scuotendo il manubrio, era evidente come il telaio “ondeggiasse” parecchio rispetto la media delle bici attuali. Al contempo la V5 non presentava però una evidente mancanza di rigidità in piedi sui pedali o in curva in discesa, situazioni dove una mancanza di questa rigidità diventa abbastanza evidente.
Anzi, pur essendo la V5 una bici piuttosto rigida, in particolare nei rilanci in piedi sui pedali o sprintando la bici mi stupiva per la grande comodità e flessibilità nel copiare avvallamenti. In particolare, negli anni, mi sono creato ormai tutta una serie di manovre e luoghi di routine dove testare alcune caratteristiche delle bici. Una di queste è una ciclabile in leggerissima discesa, con un asfalto ottimo, dove in un certo punto è presente un avvallamento del terreno lungo circa come l’interasse di una bici (1 metro circa) e dove noto quanto una bici fletta in quel frangente passandoci dentro. A volte con differenze minime a volte più evidenti. Tra quelle più evidenti metterei qualunque bici in acciaio o titanio rispetto quelle moderne in carbonio, o la Trek Émonda prima serie o la Specialized Aethos ad esempio. La Colnago V5 anche è una bici in cui la flessione è evidente, ma al contrario delle altre bici menzionate non è per niente flessibile negli sprint o pestando selvaggiamente in piedi sui pedali, anche esagerando l’oscillazione del telaio fuorisella.
Tutto questo per dire che alla fine, anche dopo giri piuttosto lunghi e con buon dislivello, mi sono convinto che la V5 abbia un suo carattere decisamente unico e fuori dal coro dalla media delle bici odierne. Con un equilibrio molto marcato tra comodità e rigidità, ovvero un caso molto peculiare di bici dal telaio molto leggero, molto comoda, nel senso che ammortizza molto bene avvallamenti ed asperità stradali, ma che mantiene una rigidità notevole in pedalata, sia seduti che non.
Insomma, la V5Rs è una bici che ho apprezzato pian piano, giorno dopo giorno, pur non trovandola da subito eccitante. Si è rivelata invece una piacevole sorpresa, una bici molto godibile in tutte le situazioni, che sia pianura, vallonato o salita. Sempre molto equilibrata ed anche facile da guidare, nel senso che non è una bici nervosa che va corretta continuamente, né sul piano né tantomeno in discesa. Discesa in cui consiglia solo una guida abbastanza decisa, in particolare nelle curve lunghe ad ampio raggio in velocità, dove non è granitica e precisa nel tenere la traiettoria come una bici aero (la Cervélo S5 che uso spesso ad es.), ma allo stesso tempo non è nemmeno “ballerina” o prona a saltellamenti in frenata su asfalto non perfetto, proprio per la capacità di assorbimento di cui più sopra. Caratteristiche molto rassicuranti. Sempre per dare un riferimento, un’altra mia bici che uso di solito è la Wilier Slr0, di cui la V5 ricorda molto da vicino molte caratteristiche, ma potendo offrire in più maggiore comodità e capacità di filtrare le asperità.
Venendo al modello specifico in prova spesso mi sono chiesto quanto sarebbe stato bello averne una in configurazione top, con ruote e gruppo della stessa categoria del telaio, perché penso che un telaio del genere non possa che venirne esaltato nei suoi aspetti migliori, facendolo apprezzare ancora di più. Unico neo invece la verniciatura, che, a parte essere un po’ poco esaltante in questo bianco-nero UAE (ma son gusti) è sicuramente molto delicata e sporchevole nella sua finitura opaca. In particolare il bianco praticamente assorbe lo sporco e tenerla pulita è molto difficile.
Nel complesso però una bici sorprendente, che al contrario dell’apparenza rende evidente nell’utilizzo un approccio nella progettazione realmente differente (vedi articolo presentazione), con caratteristiche ricercate che non inseguono i soliti parametri. In questo una vera Colnago senza dubbio (anche senza firma del cavaliere).
10.800€ il prezzo del modello in prova montato Shimano Ultegra e ruote Vision SC45.








