Il pagellone del Giro 2025

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Un Giro d’Italia bellissimo si è appena concluso, con svariate tappe combattute, duelli inaspettati ed un colpo di scena finale, dopo che i due favoriti principali Primoz Roglic e Juan Ayuso sono stati costretti al ritiro. Non una novità per lo sloveno, e tutto sommato nemmeno per lo spagnolo, però davvero bersagliato dalla sfortuna in questo Giro. Ritiri che nulla hanno tolto allo spettacolo, ed anzi hanno regalato agli spettatori la scoperta di nuovi corridori che saranno i protagonisti del ciclismo del futuro prossimo.


Simon Yates. voto 10. Inossidabile. Un Giro in cui ha corso da invisibile per 19 tappe, senza guizzi, con pure l’ammissione che “quei due sono troppo esplosivi per me” riferito a Carapaz e Del Toro, contro cui non aveva armi per rispondere alle loro accelerazioni secche. Aveva una carta una da giocarsi e se l’è giocata al meglio nel terreno a lui più favorevole ed ha ribaltato il Giro, andando a vincere a 32 anni il suo secondo GT. Il suo compagno di squadra Axel Zingle ha riassunto bene: “Forse non era il più forte sul Giro, ma ha vinto con 4 minuti di vantaggio. E’ la prova che si possono fare grandi cose stando uniti”.

Isaac Del Toro, voto 6. Poteva essere un 10 per la maturità dimostrata fino ad un certo punto, e sopratutto la gamba. A 21 anni trovarsi ad essere il leader della squadra più forte del mondo, imbottita di corridori vincenti, gestire mentalmente molto bene la rivalità interna con Ayuso, le pressioni, la notorietà improvvisa, sia sulle strade del Giro che a casa è stata “tanta roba”, ed invece negli ultimi kilometri della tappa finale (passerella di Roma a parte) gli è mancato improvvisamente tutto: forse le gambe, sicuramente la lucidità, altrettanto sicuramente un supporto adeguato, sia dall’ammiraglia che dai compagni. Trovatosi solo sugli sterrati del colle delle Finestre non ha fatto le scelte giuste, che nel ciclismo contano tanto quanto le gambe. Non per questo è stato un Giro negativo per lui, anzi, si è seduto al tavolo degli adulti ed ora ha uno statuto decisamente diverso da quando ha attaccato le scarpe ai pedali in Albania. Non solo per aver vestito la maglia rosa per 11 giorni a 21 anni (un exploit con un solo storico precedente), ma per aver fatto vedere di essere un corridore completo che sarà sicuramente protagonista nel futuro. La bacchettata sulle mani presa alla fine fa male, ma sarà una lezione importante per il resto della sua carriera. Una “sconfitta” oggi che potrebbe valergli 10 vittorie domani.

Richard Carapaz, voto 5. Aveva le gambe e soprattutto l’esperienza dalla sua. Ha trovato sulla sua strada un ragazzino terribile che però non gli ha lasciato spazi, e che alla fine lo ha incastrato in una situazione da cui non è saputo uscire. Anche per colpa sua e della sua squadra, per loro stessa ammissione, lasciando andare via Yates per vedere se Del Toro avrebbe smesso di marcarlo a uomo. Scelta suicida nel sottovalutare un vincitore di una Vuelta, che non avrà avuto guizzi particolari per 18 tappe, ma a cui non puoi lasciare 20-30″, figurarsi 1′. Dimenticandosi poi che oltre la vetta c’era il signor van Aert ad aspettarlo. Sicuramente credeva nella vittoria, ma torna a casa con un 3° posto. Probabilmente la vittoria non era realistica in ogni caso, ma un po’ di amarezza (e rabbia) se la porta a casa comunque. In particolare per un corridore della sua esperienza appunto.  5° podio nei suoi 14 GT corsi, ed uno solo vinto.

Derek Gee, voto 8. Pochi guizzi per il canadese che però si conferma solidissimo con il 4° posto in classifica generale. Vince poco, non si vede tanto, ma è in crescita anno dopo anno e molto costante.

Egan Bernal, voto 9. Chiude settimo in classifica generale ed è un risultato che fa piacere a tutti. Vederlo tornare ad alto livello dopo l’incidente è un segno della professionalità e passione di questo sfortunato corridore. Terzo a Tagliacozzo in uno sprint tra i migliori. 6 1/2 al compagno di squadra Tarling, che regala almeno una vittoria di tappa all’ex squadrone Ineos, ma che poi, come spesso gli capita, è andato corto alla seconda cronometro. Deve trovare costanza.

 

UAE-Emirates, voto 5. Quaranta vittorie in 6 mesi ed in questo Giro la vittoria in due tappe, quella nella classifica a squadre, il 2° posto in generale ed un altro corridore (McNulty) in Top10. Risultati notevoli per chiunque altro, ma l’impressione però è che c0n l’abbondanza che hanno sia di corridori, sia di tutto con Pogačar, venga tutto facile, ma nell’unico momento di difficoltà si siano fatti trovare impreparati. Nella tappa decisiva di errori ne hanno fatti tanti, cosa che loro stessi hanno ammesso. E quando la squadra più forte perde un GT in questo modo all’ultima tappa il negativo si amplifica.

Visma-LAB, voto 10. In questa stagione sembrava non andargliene dritta una tra infortuni di ogni genere e lo psicodramma Wout. In questo Giro pare abbiano ritrovato lo spolvero di qualche anno fa. Tattica scontata, ma perfettamente eseguita nella tappa con cui hanno mandato Yates a bersaglio, Tre tappe vinte con van Aert e Kooij. E soprattutto si portano a casa il primo GT della stagione che di fatto gliela salva già.

RedBull-Bora Hansgrohe, voto 6. Sembrava un Giro volto al disastro per la formazione tedesca, con il ritiro di capitan Roglic e un Dani Martinez in versione “Chi l’ha visto?”, invece lo hanno raddrizzato in extremis con la vittoria di tappa di Nico Denz ed il 6° posto in classifica generale per Giulio Pellizzari, che se avesse avuto il via libera da subito forse avrebbe anche potuto fare meglio. Pellizzari che è la buona notizia per la RedBull che in lui ha un giovane(issimo) grande prospetto, e cosi l’Italia tutta, che sembra aver trovato l’uomo da GT che le manca da un po’.

Bahrain-Victorious, voto 5. Centrano il 5° posto in classifica con il 37enne Damiano Caruso, un corridore di una solidità esemplare, che risolleva le sorti della squadra dopo che una caduta ha azzoppato Tiberi (17°). È il 4° GT di fila però in cui la Bahrain manca una vittoria di tappa. L’ultima alla Vuelta 2023 con Poels. Una squadra che da l’impressione comunque di fare fatica in generale. Vedremo se la pepita d’oro Lenny Martinez darà una svolta.

Lidl-Trek, voto 10. Sfortunata con Ciccone ritirato, ma dominante negli sprint con Mads Pedersen vincitore di 4 tappe. La quinta e sesta ciliegina l’hanno messa Hoole a cronometro e Verona con una bella fuga. Possono anche essere felici di avere un talento come Vacek, che in squadra gli ha fatto per 3 in questo Giro.

XDS-Astana, voto 10. Da inizio stagione la squadra cino-kazaka ha messo il turbo ed anche a questo Giro non si è smentita: maglia di miglior scalatore per Lorenzo Fortunato seguito da Christian Scaroni, anche vincitore di tappa con doppietta sempre con Fortunato. Un giorno in maglia rosa per Diego Ulissi che chiude anche 21° in CG (50 punti UCI). Difficile fare meglio.

In ordine sparso tra chi può essere soddisfatto: Jayco-AlulA, voto 7. Un po’ in sottecchi, ma la squadra australiana ha fatto un ottimo Giro, con due vittorie di tappa, tra cui quella del Finestre con Harper. I riflettori erano da un’altra parte, ma l’azione è stata notevole.  Tudor e Picnicl.NL, voto 6. La Tudor piazza Storer in Top10, anche se dallo scalatore australiano ci si aspettava forse un qualche guizzo in più dopo l’ottima prova alla Paris-Nice e la vittoria al ToTA. Buoni Storck e Voisard, ma la squadra svizzera deve puntare a rinforzarsi ancora, anche se è sulla buona strada. La Picnic ha centrato la solita vittoria a sorpresa con van Uden e l’11° posto con Poole, risultati con cui potrebbero pensare di svoltare una stagione fin qui avara di soddisfazioni. La Decathlon, voto 6, centra una bella vittoria con Prodhomme, che ricorda come non sia mai troppo tardi per cogliere dei successi importanti, basta crederci ed avere qualcuno che crede in te. Un 6 anche alla Alpecin, grazie a Groves che ha vinto una tappa ed ha fatto due volte 2°. Non male contro il Pedersen attuale. La squadra belga comunque qualcosa porta a casa sempre. In un contesto di alto livello ha fatto bene la Bardiani, voto 6 1/2, che non ha colto risultati da pallino rosso, ma ha piazzato vari corridori varie volte nei primi 10, a cominciare dall’ottimo Fiorelli. Quarto nella classifica scalatori Tarozzi, anche vincitore del Km RedBull. Giro onorato. Infine la Movistar, voto 6 1/5, che è stata inaspettatamente sul pezzo negli sprint con Aular (due volte 3°, due volte 4°) e che ha piazzato Rubio 8° in classifica generale.

Tra chi ha un po’ o molto deluso o naviga in area negativa: sicuramente la Cofidis, voto 3. Evanescente, cede pure il posto in classifica WT del triennio alla Picnic. Dritta verso la retrocessione. Peggio di loro a livello WT per punti solo la Arkéa, voto 5, che tutto sommato in questo Giro ci ha provato però, con un generoso Epis e con Verre, che ha colto un 2° posto a Sestrière che dovrebbe far puntare i riflettori di molte squadre su questo 22enne di talento. Anche il compagno di squadra Svestad-Bårdseng merita attenzione. A completare un deludente tris francese la Groupama, voto 4, mai in corsa, e che sconta un Gaudu in crisi nera. Un po’ deludente anche la Polti-Kometa, voto 5 1/5, che ha colto un 2° posto di tappa con Maestri, ed il 14° in generale con Piganzoli, ma ad un quarto d’ora dalla Top10. Dal talento valtellinese ci si poteva aspettare un po’ di più. Se dovesse passare alla Visma l’anno prossimo e migliorare nettamente si vedrà se e da cosa era limitato. Trasparente la Soudal-QuickStep, voto 5. Ma più per sfortuna nel perdere le due stelle Landa e Magnier che altro. Da li in poi non avevano grandi opzioni. Generoso Cattaneo a provarci, cosi come Garofoli (4° a Sestrière, ma l’attenzione era altrove), ma il Giro ormai era andato. Un 5 anche per la Q36.5, che ha colto un 3° posto con Moschetti a Roma, ed un 3° con Pidcock a Matera  (e 16° in generale) ma proprio il britannico è stato un assente di lusso, confermando che sulle tre settimane non è lo stesso corridore che è nella gare di un giorno. Trasparente, ma non per sfortuna, la Intermarché, voto 5-, che coglie punti importanti con l’inossidabile Mentjes 18°. Il resto della squadra però praticamente non si è visto, a partire da Busatto, da cui ci aspetterebbe qualcosa in più.

Commenti

  1. Pidcock direi la assoluta delusione del giro, si fissa a far classifica quando dovrebbe ormai aver capito che non é cosa sua e stavolta nemmeno ha provato a far qualcosa in una tappa
    Teo66:

    In linea di massima concordo con il pagellone ma dissento su quelli di Del Toro / UAE.
    Solo loro sanno esattamente i valori di Del Toro e potrebbero aver fatto la cazzata del secolo o aver tirato fuori il massimo da un gregario 21enne tramutato in capitano in corsa, con tutto quello che comporta a livello di pressione, minor tempo di recupero (interviste/premiazioni, ecc.).
    Il fatto che sembrano oiuttosto soddisfatti del risultato fa pensare che, dati alla mano, non hanno buttato via niente e evitato ad una promessa di schiantarsi a 4 km dalla vetta. Ricordiamoci che è una salita lunghissima e dalla pendenza elevata, quante salite così ci sono ?
    Ricordiamoci di Yates 8 anni fa, se vai in crisi sei morto.
    Quindi i voti (bassi) potrebbero essere alti con 9 a Del Toro per quanto fatto (e non dieci causa teatrino con Carapaz) e altrettanto alla UAE che ha tirato fuori dal cilindro un giovane promettente che doveva fare esperienza e l'ha trasformato in capitano in 3 settimane con tappa vinta, giorni in maglia e podio finale.
    Yates 2018 era in crisi già da un po, era saltato per aria sullo Zoncolan e al Finestre ormai era defunto
  2. robeambro:

    Benino, hanno fatto yo-yo con Gee quindi chiaramente non si sono messi testa bassa e pedalare. Probabilmente potevano scollinare con 20-30 secondi in meno.
    catman:

    Probabile! Carapaz ha fatto 2-3 scatti x staccare Del Toro e poi rallentato
    Quindi la storia delle poche gambe non sta in piedi e lo si è visto subito...lo racconta la UAE per salvare la faccia ma chi ci crede non ha mai visto una corsa in bici
    Quando han tirato per davvero son tornati sotto a Yates per poi fermarsi di nuovo a fare melina, la apparenza é che ne avessero anche per stare con lui probabilmente ma abbiano giocato( male) di strategia per poi buttarla proprio nel cesso in discesa quando si son fermati
    Di certo non l'hanno persa "con onore" ma decidendo di fare un suicidio tattico, avessero tirato magari perdevano lo stesso ma non ci hanno proprio provato.

    Dire che non avevano le gambe quando ha preso meno di due minuti su un ora di salita letteralmente giocando tra loro non sta ne in cielo ne in terra
  3. Bert5quant1:

    Aggiungerei che se Yates ha fatto il record della salita in 59' 23" prendendo 1'40" sui due, loro dovrebbero aver fatto attorno ai 61 minuti, che è il terzo tempo di sempre, (Froome salì in 64'14"), quindi non è che potevano essere al loro massimo?
    Dopo, in discesa e falsopiano, è sconcertante che abbiano tirato i remi in barca, mi aspettavo che allo scollinamento scendessero un pò più, ehm..., rabbiosamente!
    Come é normale che sia, se hai la rosa non la molli per nulla al mondo, questi si son fermati a fare un tressette e pare una cosa normale per qualcuno
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