Il più veloce Tour de France della storia si è concluso, alla bella media di 42.85km/h per 3302km (coperti dal vincitore in 76h00’32”). Il vincitore che, come da ogni aspettativa, è Tadej Pogačar, ormai entrato di prepotenza nella leggenda di questo sport, col 4° Tour vinto in carriera, ed una delle stagioni più stellari della storia. Ma ecco i soliti pensieri e considerazioni sparse:
Tadej Pogačar, voto 10. Voto scontato, che forse non da nemmeno la dimensione dell’impresa compiuta dallo sloveno. Un Tour dominato, in cui verso la fine ha avuto anche qualche “flessione”, ma solo relativamente al proprio assurdo livello, nel senso che invece di scattare in faccia all’avversario (sì, uno) si è limitato a seguire o fargli da apripista. Faccia persino depressa e pensieri (poco graditi ad ASO) di voglia di tornarsene a casa “a fare cose più divertenti” nelle tappe conclusive. Poi all’ultima tappa gli è tornata la voglia e si è messo a duellare sul pavé bagnato di Montmartre contro il redivivo Wout van Aert, con buona pace dell’organizzatore (ed un probabile cardiopalma per il Team Manager Gianetti) che per evitare problemi e salvaguardare la maglia gialla aveva neutralizzato la classifica generale ai -50km.
Primo corridore dal 1990 (Greg LeMond) a vincere il Tour in maglia di campione del mondo, eguaglia Merckx e Ullrich per podi consecutivi al Tour dalla prima partecipazione (6); primo corridore a non perdere un solo secondo rispetto a uno qualsiasi degli altri corridori nella top-5 della classifica generale dal 1904; in 8 GT corsi in carriera ha come peggior risultato il 3° posto alla Vuelta 2019; e si potrebbe andare avanti all’infinito. 4 tappe vinte, più una del compagno di squadra Tim Wellens, anche se il supporto della sua squadra, la UAE-Emirates (9) è stato altalenante, nel senso che spesso il super-campione sloveno si è ritrovato da solo in momenti “rischiosi” mostrando qualche limite che però sono sempre risolti in scioltezza dallo strapotere Pogačariano.
Jonas Vingegaard/Visma-LAB: voto 8 1/2. Quello che potevano raccogliere hanno probabilmente raccolto: 2 tappe vinte con S. Yates e Wout van Aert ed il 2° posto di Vingegaard. La squadra olandese ci ha provato nei modi in cui poteva, attaccando quando ce lo si aspettava ed anche quando non ce lo si aspettava, con il DS Niermann a tentarle un po’ tutte per mettere in difficoltà il turbo-sloveno. In alcune occasioni si sono messi in difficoltà da soli, spompando alcuni corridori per tentare ritmi insostenibili. Jonas in alcune occasioni ha tentato qualcosa, ma “qualcosa” non è abbastanza contro Pogačar, quindi alla fine non è che si può rammaricare di non aver ribaltato un Tour comunque iniziato male con due giornate storte, in particolare alla cronometro. Totale: un Tour che sembra anonimo per il danese, ma senza le due giornate no (o almeno una) potrebbe aver terminato a qualcosa di meno dei 4’24” di ritardo da Tadej, che tutto considerato, è tanta roba. Negli ultimi 4 Tour corsi raccoglie 2 vittorie e 2 secondi posti (ed il 2° alla Vuelta in mezzo). Secondo alcuni “corre solo i GT”, almeno li corre bene.
Remco Evenepoel (5), Soudal-QuickStep (7): il talento belga è sempre controverso tra antipatia, attese-disattese, etc.etc. Il suo Tour non è certo positivo, anche se viste le premesse (costola rotta, allenamento non ottimale pre-Tour) l’aver portato a casa la solita cronometro non è nemmeno male. Resta da capire il senso di portarlo in quelle condizioni per poi doverne gestire gli apparentemente non facili risvolti psicologici, ma tant’è. La Soudal non lo ha supportato al meglio finché c’era, ma è stata brava a reinventarsi una volta Remco ritirato, vincendo la tappa del Ventoux con un Paret-Peintre che ha dimostrato di poter ambire a cose migliori che non solo il gregariato, idem un solido van Wilder, e poi il solito eccellente Tim Merlier, che pur senza treni o altro si è portato a casa 2 tappe.
Florian Lipowitz (9), RedBull-Bora (4): La Germania ritrova un corridore da GT dopo anni e la RedBull si ritrova con un talento da gestire nel momento in cui Primoz Roglic sembra definitivamente aver imboccato il viale del tramonto per essere competitivo in un GT (nonostante l’8°posto finale). Lipowitz incassa 11′ di ritardo da Pogačar, ma in prospettiva può essere ottimista, in particolare perché quest’anno ha mostrato ottima continuità con la vittoria della maglia bianca a Paris-Nice, Dauphiné e Tour. Lontano dal livello dei due sopra di lui sul podio, ma primo degli umani. Deludente la RedBull, che a parte i due uomini da classifica non si è mai vista, a parte un 2° posto di Meeus. Il duo Lipowitz/Roglic poi non è che sia proprio di grande aiuto reciproco e di immagine della squadra: ognuno per se.
Alpecin-Deceuninck (9). Un esempio di come si possa essere vincenti nonostante le avversità. Tre tappe vinte con i tre uomini migliori: Philipsen, van der Poel (4 giorni in giallo) e Groves, con i primi due costretti al ritiro per una clavicola fratturata e la polmonite. Groves, sprinter spuntato dalla mancanza di uomini si è inventato un numero di gran classe. Ma sono stati protagonisti anche di varie fughe, compresa quella epica del duo MvdP-Rickaert.
Lidl-Trek (voto 7): la squadra americana era venuta per vincere tappe con Milan e l’obiettivo è stato raggiunto, con 2 vittorie di tappa, due secondi posti e la maglia verde. Lo sprinter italiano però a volte sembra ancora sprecare tanto e non essere totalmente in controllo, in particolare se non ha attorno a se i propri uomini. Sfortunati a perdere Mathias Skjlemose, il quale non sembrava proprio in palla tuttavia. In gran palla invece Quinn Simmons, infaticabile uomo da fughe, a cui manca però un filo di qualità oltre che la grande quantità. Deludente Thibau Nys.
Jayco-AlUla: voto 8 1/2. Relativamente alle proprie possibilità la squadra australiana ha fatto un ottimo Tour. Una bellissima vittoria di tappa di Ben O’Connor; un 2° posto di tappa dell’infaticabile Mauro Schmid dopo una gran fuga, e ottimi piazzamenti a crono per Luke Plapp. Sfortunati a perdere Dunbar all’8^tappa. Poteva fare un po’ meglio Groenewegen.
Stesso discorso per la EF Education-Easypost, voto 9. In particolare con l’incontenibile Ben Healy (9 1/2) che ha colto una vittoria di tappa di grande caparbietà, un 2° posto dopo un duello epico sul Ventoux, ed un 3° posto. Entra nella top10 finale con un 9° posto ed ha vinto anche il premio di supercombattivo del Tour a coronamento. Un po’ sottotono il resto della squadra, in particolare con Asgreen e Powless, da cui ci si poteva aspettare un po’ di più. Ottimo invece Sweeney.
Eccellente la Uno-X (9). Squadra Pro-Conti che ha corso già da WT. Jonas Abrahamsen ha portato in dote la vittoria di tappa cercata incessantemente da 2 stagioni. Tobias Halland Johannessen ha colto il 6° posto in generale dimostrandosi molto solido. Peccato per Waerenskjøld ritirato alla 10^tappa, che sembrava in palla per gli sprint.
In chiaro-scuro il Tour della Ineos-Greandiers (7). Thymen Arensman (9) ha fatto finalmente vedere di cosa è capace, con due vittorie di tappa di gran classe. Il resto della Ineos invece è da ripensare. Sfortunata a perdere al via Filippo Ganna, ma il resto della squadra ha latitato. Se da Thomas non si poteva pretendere molto, qualcosa in più da Laurence, Foss e Swift si poteva anche desiderare. Sfortunato anche capitan Carlos Rodriguez ritirato per frattura al bacino, ma comunque in netta involuzione.
Altre squadre positive sono sicuramente la Arkéa-B&B, voto 8. Che non solo ha elettrizzato (oltre il dovuto, al solito) i francesi con Kevin Vauquelin, 7° in classifica generale, ma mostrandosi solida con Cristiàn Rodriguez, 20° e Garcia Pierna 26°. Per una squadra dal budget modesto e con un futuro (molto) incerto una bella dimostrazione di carattere. La Tudor (voto 7) anche ha onorato il proprio Tour con una condotta di gara da WT e non da Pro-Conti. Due terzi posti di tappa con Storer e Alaphilippe, veri animatori della squadra assieme al veterano Trentin. Sotto le attese Marc Hirschi. Stessa cosa per il Team PicNic (8), che ha trovato una pepita d’oro nel giovane Oscar Onley (9), 4° in classifica generale e 2° in quella maglia bianca. Il britannico ha dimostrato di essere a livello dei migliori scalatori, ed ha sfiorato realisticamente il podio, non fosse stato per una flessione nell’ultima tappa alpina che ha di conseguenza galvanizzato Lipowitz. Un 2° posto con Frank van den Broek ed un 3° con Pavel Bittner, tutti giovani di belle speranze che hanno rappresentato una boccata d’ossigeno per una squadra non proprio brillante altrimenti in questa stagione.
Tra le squadre nel limbo tra buono e meno buono la Decathlon-AG2R, voto 6. La quale coglie un onesto 5° posto in CG con Felix Gall, eroe austriaco e una bella crono con Armirail che ha fatto 4°. Sfortunati a perdere Bissegger pronti via alla prima tappa. Non eclatanti, ma solidi. Idem la XDS-Astana (6) che però non poteva schierare un corridore del livello di Gall. 14° in CG Higuita, un 4° posto con Velasco ed un 2° posto di Ballerini nella tappa finale. In questo Tour hanno perso la magia del resto della stagione. Il 4° posto di Turgis e la fuga da libro cuore di Burgaudeau-Verchér sembravano i soliti acuti della TotalEnergies (6) prima di sparire come al solito. Invece Jordan Jegat ha fatto il miracolo con un 10° posto in CG che gli fa da paracadute.
Sicuramente non positivo il Tour della Bahrain-Victorious (5). Tre terzi posti con Bauhaus, Buitrago e Mohoric che però per le altre 20 tappe non si sapeva nemmeno fossero in corsa. Corridori da cui ci si aspetterebbe ben altro. Resta Lenny Martinez che ha vestito la maglia a pois, ma il 22enne francese deve maturare un po’ perché ha mostrato di essere un gran casinista per tentativi fuori tempo, comportamenti non proprio amabili come i ripetuti bluff sul non averne per poi fare scatti antipatici, e pure dei pietosi bidon collé per cui è stato graziato generosamente. Negativo il Tour della Israel-PremierTech (voto 5-) che gli uomini per fare qualcosa li aveva, ma non si sono visti. Qualcuno ogni tanto ha messo fuori il naso (Stewart, Ackerman), altri molto sotto le attese (Blackmore, Lutsenko). Woods ormai sente il peso degli anni.
Negativa anche la Intermarché-Wanty (4/5). Girmay 3° in classifica maglia verde, ma mai veramente in partita. Per lui un 2° posto e niente più. E per la squadra belga questo è tutto. Movistar (4). Anonima a dir poco la squadra spagnola. Mas impalpabile, ma almeno aveva la flebite come scusa prima del ritiro. Un lampicino di Rubio sul col de la Loze, una discreta crono di Romeo e finita li. Castrillo non sembra nemmeno il parente di quello della scorsa Vuelta. Il resto della truppa chi l’ha visto? Lotto (4). Un 3° e due quarti posti di Arnaud De Lie, che però gira comunque sempre molto basso di giri rispetto quello che ci si potrebbe aspettare da lui. Sempre molto incostante come forma poi. Van Eetvelt ritirato, ma non era in partita in ogni caso.
Il fondo lo tocchiamo con due squadre francesi, Groupama-FdJ (4) che piazza Guillaume Martin al 16° posto in CG, ma a 1h18’…e nelle tappe non si è mai visto. Si è visto un minimo Romain Grégoire che almeno qualcosa ha provato, cosi come Penhoet, ma tutto ad un livello da onor di firma. Madouas inesistente. Ora la squadra ha comunicato che si affiderà a Amazon Web Services (AWS) come fornitore tecnologico “per integrare l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico nella sua strategia sportiva e nella preparazione degli atleti”….vedremo questo strano matrimonio tra Madiot ed IA cosa porterà…
Infine la Cofidis (0). La catastrophe. Una squadra che si è sentita solo per i casini combinati da Coquard e che onestamente potrebbe lasciare comodamente il posto ad altre squadre nel WT.


















per l'ennesima volta, è Pogacar che è fuori scala ( può eccellere ovunque) non Vingegaard che, per caratteristiche, corre corse a tappe, brevi e GT
ci prova Remco, ma poi gli dicono che non è un corridore da GT...
in pratica se non sei Tadej sei una pippa...
Senza contare i piazzamenti: 26 Top3 stagionali per Pogi. 18 per Vingo.