Oleg Tinkoff è un personaggio non molto amato, soprattutto da chi non lo ha mai sentito parlare, che spesso prende posizioni radicali in un mondo, quello del ciclismo, che non ama i cambiamenti, figurarsi quelli radicali.
Ecco la sua ricetta, tratta dalla sua pagina Facebook, sul come cambiare il ciclismo (con anche dei bei missili contro Bjarne Riis…):
Il mondo del ciclismo deve cambiare…o morire, o forse continuare a passare da scandalo scandalo per altri dieci anni in modo da vedere le squadre andare e venire in continuazione.
La situazione odierna è questa. Una situazione nella quale le squadre non hanno guadagni, ma solo spese enormi che sarebbero inimmaginabili in altri sport. Le squadre dipendono dalle sponsorizzazioni al 99% e questo modello non è più né fattibile né può durare. Questo è alla base del fenomeno del doping, degli scandali senza fine e di tutta la zona grigia di questo meraviglioso sport. Il paradosso è che il ciclismo è il secondo sport più popolare a livello di spettatori dopo il calcio, ma allo stesso tempo uno degli sport più poveri.
Perchè succede? Proverò qui ad analizzare il problema.
Ecco come dovrebbe funzionare idealmente il sistema:
-profitti, dalle televisioni e dalla partecipazione alle gare, per le squadre
-gli organizzatori devono guadagnare di più dai canali televisivi
-le gare sono spettacoli interessanti, ovvero intrattenimento
-dovrebbe essere creata una accademia per le star del ciclismo lavorando per incrementare gli spettatori (come in F1)
-TUTTI i campioni importanti dovrebbero partecipare alle gare importanti (come nel tennis)
Ovviamente si può invertire l’ordine di questi punti. La gente deve ovviamente guardare le corse piuttosto che fare la siesta come in Europa 🙂
Bisogna trovare quindi il modo di rendere interessanti le tappe lunghe e noiose. Probabilmente rendendole più corte o facendole vedere solo alla fine durante la battaglia finale.
Si deve rendere interessanti le corse e pensare a nuove. Ad esempio: Un GP di Monaco il sabato prima della gara automobilistica, vendendo i posti a sedere già pronti per la F1. Ma è importante che i migliori sprinter vengano a questo genere di eventi e che tutti i migliori scalatori vadano ai grandi giri. E’ per questo che ho proposto il “Challenge dei Tre grandi Tour” che ha provocato discussioni così infiammate (che mi hanno reso felice!). Se si vuole un vero show bisogna vere i migliori che competono contro i migliori. Si deve definitivamente ridurre il numero delle corse. Nessuno è interessato nelle corsette provinciali che non hanno copertura televisiva. E qui parlo delle squadre WorldTour, le squadre che hanno uno status minore partecipino pure ad eventi locali in modo da avere il loro posto.
Ancora, tutto dipende dallo stupido “ciclismo storico”. Sono d’accordo con Fabian Cancellara: A chi serve questa tradizione del “come faceva mio nonno?” Spagna, Italia, Francia e Belgio sono ferme al paradigma del 20° secolo, un anacronismo nell’epoca di internet, dell’iPhone, della mobilità di massa e di un approccio basato sulla diffusione di massa nello sport e nella vita in generale. In quell’epoca si doveva andare in bici senza cambio e con una lampada in fronte. Ora bisogna ridurre il numero delle corse, ridurne la durata e renderle più facili da seguire per gli spettatori. Ad esempio si potrebbero avere più gare in circuito nelle città, etc..
Il ciclismo deve cambiare. I tempi dei Sainz, Bruyneel e Riis sono finiti. Loro sono fermi agli anni 2000 e questo non necessariamente per il doping. Semplicemente non conoscono alcune cose ovvie e non sanno come gestire delle squadre in un modo moderno. Gestire una squadra non è solo dare istruzioni da un’auto o fare un’incantesimo ai corridori, cosa in cui Riis era insuperabile. Gestire una squadra riguarda anche un lavoro monotono e noioso in ufficio. I giorni dei manager noiosi e meticolosi deve ancora venire. Gente come Dave Brailsford e, spero, il nostro Stefano Feltrin.
Dirigere una squadra e preparare i suoi corridori oggi deve essere basato sulla matematica, l’analisi statistica e l’analisi matematica eseguita su database di grandi dimensioni.La scienza nello sport è regina oggigiorno! Oggi il vincitore non è quello che si allena di più, ma quello che si allena nella giusta maniera, non quello che si inietta EPO, ma quello con la dieta corretta e che beve le cose giuste prima, durante e dopo lunghi allenamenti.
É per questa ragione che non sto considerando il fiume di offerte per rimpiazzare Riis da cui sono stato inondato da tutto il mondo. Non abbiamo bisogno di questo: E’ la vecchia maniera di pensare e non è più percorribile!
Abbiamo tra i migliori corridori del gruppo, abbiamo un superbo team di allenatori e specialisti, e, hey, non dimentichiamo che il ciclismo è uno sport di squadra. Per questo credo nel mio team, la Tinkoff-Saxo, e nel nostro team di professionisti. Non abbiamo bisogno di dirigenti-star, siamo una squadra di stelle del mondo del ciclismo: Stefano Feltrin, Steve de Jong, Sean Yates, Bobby Julich, Daniel Healey, etc. e tutti assieme facciamo del nostro team un Super-Team.
Ma chiaramente se il ciclismo non cambia se stesso come ho descritto sopra sarà tutto molto difficile e tutto resterà come adesso: ognuno per se a combattere per salvare la propria pelle. Ho fatto appello a tutte le squadre per unirci e stabilire nuove regole, per influenzare l’UCI e gli organizzatori. Ho capito che si tratta di un compito difficile e c’è bisogno di più proprietari di squadre che ex-professionisti che lottano per trovare sponsor e sopravvivere, guadagnando ogni anno milioni per se.
Credo nel nostro sport ed anche nella dialettica della vita…


Sono d’accordo soprattutto sulla parte del ridurre il numero di corse e sulla partecipazione di tutti ai grandi avvenimenti: però è anche vero che organizzare corse come il tour downunder o il giro di California contribuiscono a diffondere il cilismo in posti diversi dai soliti 4 paesi europei. Come al solito la coperta è sempre troppo corta.
Discorso Rijs: il suo passato è discutibile, così come quello di tanti altri, ma lo sapevi anche prima caro sig. Tinkoff. Avrai anche un super team, ma prima di dare un giudizio aspetterei a vedere se questi fanno almeno la metà dei risultati di Rijs, dato che a livello tattico non ci sono state gare esaltanti.
Molte cose condivisibili. Certo assimilare uno sport usurante come il ciclismo al tennis è arduo. Sarebbe dura costringere i corridori migliori a fare tutte le corse più importanti. Il rischio che mezze tacche, magari con uso abbondante di prodotti vietati, potendo puntare a eventi singoli riuscirebbero a far loro corse importantissime, così come il rischio di ritiri artificiosi, piuttosto che di un aumento del ricorso al doping per star dietro a tutto è alto.
Per il resto, ovvero sfruttare meglio lo show, massimizzando i profitti, mi trova piuttosto d’accordo. Rendere più spettacolari le corse, abbinarle ad altri eventi (Gp di Monaco), ambientarle in palcoscenici appetibili come alcune grandi città….solo l’italica dabbenaggine può permettere che il Giro d’Italia non solo non arrivi a Roma nella tappa finale come avviene al Tour con Parigi, ma nemmeno ci passi mai nè ci arrivi almeno in una tappa intermedia.
Dura che Tinkoff trovi seguaci sulla strada che sta intraprendendo. Più facile li ladi tutti a quel paese….a meno che non sia un appassionato vero che ci dedica tempo, denaro e anni non solo per ricavarci visibilità, ma anche per passione.
Secondo me il punto è che il ciclismo è uno sport fondamentalmente di endurance.
Che la MI-Sanremo sia una palla mortale per 5h è assodato, ma non si può mica accorciare di 250km, altrimenti diventa una corsetta di provincia come quelle che odia Tinkoff. Idem tutte le altre classiche o i grandi tour.
Il punto è che il ciclismo non è spettacolare, se non in minimi frangenti durante ore ed ore di gara. Con buona pace dei Pro che vorrebbero avere gli stipendi di Messi o Federer: che si mettano l’animo in pace. Barcellona-Real non deve avere le folate di vento a 100kmh o la pioggia per essere spettacolare. Federer non deve cadere per terra e spaccarsi le testa per rendere spettacolare Wimbledon.
E nessuno penserebbe che questi eventi sarebbero più spettacolari se si giocassero solo i rigori o il tie-break al 5°.
Che il ciclismo sia il secondo sport per spettatori al mondo dietro il calcio è solo conseguenza del Tour de France, che però trascende la dimensione sportiva e diventa la vetrina di tutto un paese e di tutto un movimento.
Catalizzando l’attenzione anche di gente che non distingue un pignone da un cannone.
Certo, il ciclismo ha peculiarità tutte sue. Una Milano Sanremo quello è….anche se qualcosina per rendere la minestra diversa nel finale potrebbero architettarla. Però ci sono anche corse poco pubblicizzate e poco seguite, che potrebbero cedere il passo ad eventi più mediatici.
Io penso sempre a Roma perchè ci vivo, ma verrebbe fuori un circuito da paura, in una città tutt’altro che monotona e pianeggiante.
Tanti anni fa fecero una crono (breve) a Venezia. Irrealizzabile ora?
Parigi ha già il suo. Londra? New York? Anche ragionevole “costringere i migliori a fare le corse importanti. Non dico tutte, come detto il ciclismo non è il tennis, ma almeno due grandi giri su tre. Le classiche del nord…anche se poi emerge un’altra diversità del ciclismo. Il tennis, superficie di gioco a parte è piuttosto uguale ovunque. Un Quintana, Froome, Contador, a una Liegi, una Roubaix, a parte prendere schiaffi cosa potrebbero fare? Anche se è vero che una volta i grandi vincevano quelle come vincevano i GT.
Sicuro ha ragione Tinkoff allorchè dice che si dovrebbe maggiormente massimizzare ricavi, spettacolarizzando le corse…..pur senza snaturarle (non sterrati da freeride e similia, per capirci). Spettacolarizzare si, far diventare un circo, nel vero senso del termine, il cliclismo no.
Vero….una bella tappa a Roma sul circuito del “Liberazione”, gli fai fare più giri e ne uscirebbe una tappa spettacolare.
Il circuito del Liberazione (che passava davanti casa dei miei e li vedevo sempre da bambino) è ancora breve e banale per dei prò.
Io avevo in mente un qualcosa tipo i circuiti dei mondiali. Una roba da 15/20 km, con passaggi per San Pietro, il Colosseo, Piazza Venezia, via del Corso, Villa Borghese. Con parte in sanpietrini. Con le “salite” di Aventino, Quirinale, Pincio, Gianicolo.
Cavolo. Due domeniche fa ci han fatto la maratona di Roma. Possibile che non lo si riesca a fare in bici?
concordo su diverse cose, però visto come è ridotta ora non seguirei troppo la f1, c’è da dire che cmq ecclestone è riuscito a far fruttare notevolmente il suo giocattolo
concordo che il ciclismo sia troppo dispersivo, secondo me andrebbe stilato un calendario wt molto più concetrato (come appunto può essere un calendario di f1)
il mio pensiero riassunto in un commento pubblicato su Facebook:
“Money destroyed other great sports over the years. Now it’s cyclings turn…”
Io gli farei un monumento.
Iniziamo a fare tutti team con lo stesso budget e poi vedrete come cambiano le cose!
Lo sport, tutti gli sport, ormai sono un giochino per ricchi viziati dove vince il più ricco…e qui a parlare è proprio uno di loro.(Tinkoff)
Lui e quelli come lui dovrebbero essere i primi ad allontanarsi da un mondo che, soprattutto alla base, è seguito soprattutto da gente semplice.
Allora facciamo fare le divise delle squadre a Gucci ed Armani…magari due donne in più davanti allo schermo le tiriamo su….ma per favore!
W la storia del ciclismo e gli uomini che lo hanno reso grande, non i capitalisti annoiati che lo stanno umiliando.
Il giorno che correranno in bici a montecarlo prima del GP giuro che non guarderò più un corsa ciclistica in tv
lui e quelli come lui allontanarsi dal ciclismo?forse non ti rendi conto che le squadre non hanno sti grandi guadagni, difatti spariscono e si riducono di numero, fino a che le uniche squadre che rimarranno saranno quelle dei produttori di bici, ovvero gli unici per i quali ha senso sposorizzare corse ciclistche. gli sponsor extra-ciclismo abbandonano il ciclismo:guarda ad es. la liquigas cannondale è diventata solo cannondale e ora si è fusa con il team garmin(ergo un team in meno). la radioshack ha lasciato ed è diventata trek. la euskaltel scomparsa. per fortuna che qualche grande sponsor c è ancora(sky movistar omega pharma/etixx e astana finchè gli lasciano la licenza)
Ho letto la storia della vita di quest’uomo un pò di tempo fa. E’ ammirevole come sia arrivato e dove sia arrivato. Però credo che sbagli su certi aspetti. Concordo con il commento precedente in cui si dice che i soldi hanno gia rovinato tanti sport. Non credo sia il caso di peggiorare la situazione del ciclismo oltre i punto in cui è gia arrivato!
Senza soldi di mezzo oggi giorno, nessuno si muove, nessuno fa niente.
Io sono dell’idea che uno sport è giusto venga seguito dagli appassionati veri. Perchè devo andare ad attirare l’attenzione di una massa di persone a cui fondamentalmente non gli e ne frega nulla di quanto dura possa essere una gara e di che emozioni possa scatenare?
rispondo alla tua domanda: per fare soldi, unico scopo di Tinkoff e di qualsiasi altro sponsor. Maggiore visibilità = maggiore pubblicità.
Tinkoff è vulcanico, ricco ed appassionato, e credo che si sia appassionato al ciclismo per l’aura mitica di fatica e sudore, perchè chi lo guarda, chi lo pratica, vorrebbe vivere le sensazione che si hanno sul pavè della Roubaix, sui Muri del Fiandre, in uno scatto dopo 300 km alla Milano Sanremo, scalando lo Stelvio, non certo girando 20 volte intorno al porto di Montecarlo.
Idee nuove? Il Super Prestige Pernod è nato nel 1959.
Ci sono “corsette” cariche di storia, come l’Appennino o l’Emilia, che dovrebbero lasciare il passo a competizione create dal magnate di turno per vedere il circo nel giardino di casa? (Leggi Qatar, Oman, Dubai…)
Corse brevi e spettacolari, mi chiedo che ascolti facciano i mondiali su pista.
Non metto becco sul discorso economico, palese che se vuoi certi campioni in squadra devi dare loro i soldi che meritano (o meglio, che il mercato decide che meritino) ma dubito fortemente che elevare a circuito internazionale quelle che una volta erano considerate semplici kermesse faccia bene al ciclismo.
Golance ha in parte centrato quelli che secondo me sono i termini corretti del problema. Oggi, gli unici che hanno ricavi dalle sponsorizzazioni delle squadre pro tour sono le case produttrici di bici. Mi chiedo però? C’è qualcosa di diverso rispetto al passato, quando marchi storici come Atala, Campagnolo, Bianchi ecc… erano le squadre storiche del ciclismo, cui si affiancavano, per limitati archi di tempo, sponsor extraciclistici legati per lo più a campionissimi (penso a Salvarani, Renault)?
Mi sembra semplicemente che si sia solo esteso su scala globale quello che era un meccanismo limitato a due o tre nazioni.
Del resto, il ciclismo non ha mai avuto così tanta popolarità. Domenica ero a La Spezia insieme ad altri 2000 partenti. Magari in contemporanea c’era qualche altra gf che facevo lo stesso numero di iscritti. Più la mtb, i circuiti, gli amatori della scampagnata e le cicloturistiche. Solo in Italia, quanti siamo quindi a montare in bici ogni week end?
(qui un po’ di numeri http://www.ciclismo.it/i-numeri-del-ciclismo-ciclismo-21398)
Come si fa dunque a dire che il giocattolino non funziona? Funziona eccome! Mai come prima e a prescindere dal doping, che pure continua ad essere presente a tutti i livelli e che ormai caratterizza solo il tipo di approccio culturale che si vuole avere allo sport.
Non ho niente contro Oleg Tinkoff, ma le sue idee o non mi convincono per niente o sono irrilevanti. Ho però forse un pregiudizio di fondo, che è quello per cui, prima di essere un appassionato di bici pieno di quattrini, è uno che vuole massimizzare i profitti. In ciò non c’è niente di male, ma il rischio è quello di avere una visione un po’ parziale delle cose.
Il calendario delle classicissime è già abbastanza fitto e tecnicamente valido da non sentirsi l’esigenza di un circuito a Monaco o da qualsiasi altra parte (il fatto poi che la Ferrari sia tornata a vincere non ci deve far dimenticare le condizioni pietose – prima di tutto sotto il profilo economico – in cui versa la F1). Del resto, chi ha i soldi e l’interesse la corsa se l’è fatta (Oman, Quatar, ecc…), ma francamente sono inguardabili.
Se a Roma non arriva il Giro e se non c’è una sola gara professionistica (si è persa pure la Roma Maxima) e se non ha mai chiesto un mondiale è perché non c’è un reale interesse politico e culturale ad avere eventi di questo tipo (diversamente dal nuoto o il tennis, ad esempio). E certo una cosa del genere non può essere imposta.
Il divario tra corse world tour e le altre è già nei fatti. Basta vedere il lotto partenti della Coppi & Bartali o riflettere sul fatto che quest’anno per esempio non si correrà nemmeno il GP di Larciano, corsa storica delle mie parti.
I big dovrebbero partecipare a tutti i grandi giri? E un Aru, per esempio, esattamente quanto dovrebbe aspettare, facendo da gregario a Nibali, prima di poter correre per vincere (oppure Nibali non corre per vincere, ma allora si svuota l’idea di Tinkoff)?
Per inclinazione personale non credo negli stravolgimenti. Piuttosto piccoli cambiamenti potrebbero decisamente cambiare il contenuto tecnico delle corse, rendendole più faticose e incerte e quindi più spettacolari e appetibili (perché tanto nel nostro sport dalla fatica sempre si passa). Per esempio, correre in sei per squadra i grandi giri (corsa meno bloccata) o limitare l’uso delle radioline.
Piccoli accorgimenti, anche se probabilmente di segno opposto a quelli auspicati da Tinkoff.
bel personaggio…un bernie a 2 ruote..
vedendo la fine che ha fatto la formula uno….be c’è parecchio da pensare…,dato che è una vera pena!!!
un regolamento senza senso….e fatto per chi mette i soldini..
lui parla solo da imprenditore…perché gli interessano i dindini….
poi uno che spara su persone che hanno lavorato per lui fino a ieri..dalle mie parti si chiama:sugaman!!!
accademia delle star??ahahahah
il ciclismo è storia!!!altro che star!!
sicuramente si dovrebbe fare di più…ma non prendere esempio il circus della formula 1….
in ciclismo è correre in mezzo alla gente!!!
secondo me se fosse per lui correrebbe esclusivamente nei paesi che sborsano soldi…stupende le gare negli emirati…bellissima quella della california….,il ciclismo è proprio altro!!!!!l’europa è il ciclismo!!!e sono contento che è rimasta ferma nel tempo!!
Concordo con la definizione di “Bernie a 2 ruote”…
l’unica parte del discorso che condivido e’ la partecipazione dei migliori corridori alle gare piu’ importanti. E’ un po’ deprimente vedere certi corridori che preparano 1-2 corse l’anno e poi non si vedono piu’. Renderebbe le cose piu’ interessanti e piu’ coinvolgenti.
Sui discorsi profit-oriented, giustificati da un proprietario, invece credo che possano fare piu’ danni che altro.
E’ gia’ successo in F1: si va… no.. si tenta di andare in Corea, Russia etc.. ma magari si saltano Germania, Monza, Imola, Spa.
O nel calcio dove ormai le squadre che contano sono una decina e sono quelle che si mangiano la maggior parte dei soldi e che continueranno a distanziarsi dalle altre, potendo contare su decine di milioni di euro extra della Champions League.
Il ciclismo puo’ essere palloso… vero… ma e’ quello che e’ il ciclismo. Che interesse mi suscita una gara a NY? nessuno.
magari si faranno delle belle riprese ma il ciclismo non sono solo 200 atleti in bicicletta, e’ anche tutto il resto.
O qualcuno preferirebbe cambiare il fiandre o la Liegi con una gara a San Francisco?
le salite ci sono anche li’!
Il problema e’ che hanno pompato soldi e pompato i ciclisti per farne delle star per alimentare i profitti e per questo adesso hanno bisogno di un modello diverso per poterlo sostenere e ampliare e continuare a fare profitti.
E il World Tour ha ulteriormente spinto tutto in quella direzione.
Le squadre cambiano? e’ sempre successo, il ciclismo e’ sopravvissuto.
Se Tinkoff sparise o se Nibali/Froome/Contador etc… guadagnano meno di Messi… ce ne si puo’ fare una ragione.
E forse e’ anche meglio.
Un po’ meno soldi, un po’ meno costi (gare in Oman, Argentina, etc…), piu’ facile trovare il budget (e con un tetto, cosi’ si evita il doping finanziario tanto caro in altri sport).
Mah, francamente questo personaggio non mi ha mai suscitato simpatia, a partire dai suoi commenti faziosi contro nibali all’ultimo Tour. È il prototipo del business man moderno, che pensa di poter misurare e controllare tutto, riducendo uno sport fatto di cuore e passione come il ciclismo ad una serie di cifre e algoritmi…ma la forza e la volontà, la capacità di sopportare la fatica , non vengono dal nostro computer o dal cardiofrequenzimetro, né si può ingerire il coraggio come si fa con una barretta energetica. Semmai dietro i numeri e le pseudo leggi dell’economia uomini così riescono a mascherare niente altro che la loro avidità e l’ossessione del denaro. In definitiva mi pare che le sue proposte non siano certo una rivoluzione copernicana, né penso che porterebbero chissà quali giovamenti..piuttosto bisognerebbe concedere al ciclismo almeno li stessi spazi occupati dall’orrido calcio, far passare le gare o le granfondo dalle città, rendere sicure le nostre strade sia dal punto di vista legislativo che materiale, in modo da coinvolgere il maggior numero di persone.
Sono d’accordo con lui quando dice che i più forti si devono confrontare su tutti i grandi giri. Magari non tutti e tre, ma almeno 2 su 3 mi sembra accettabile.
L’ultimo grande è stato Hinault e vinceva classiche e grandi giri.
Da lì (dopo Indurain, diciamo), c’è stata solo esasperazione della prestazione.
Per il resto stendo un velo pietoso. Il problema del ciclismo è che ha bisogno di lunghi chilometraggi e spesso le corse si risolvono con uno scatto, quando c’è. Forse una riduzione del chilometraggio non sarebbe male.
Secondo me, una delle grandi iatture del ciclismo moderno sono le radioline. Hanno completamente snaturato il ruolo del corridore.
Prima uno doveva regolarsi da sé per la tattica. Ora c’è il direttore sportivo che guarda dal televisorino della macchina e sa vita, morte e miracoli degli avversari e “consiglia” al suo atleta che fare. E ci siamo ritrovati ad avere gare che si risolvono nell’ultima parte della corsa.
Stavolta non sono d’accordo con Tinkov: se é giá il secondo sport piú seguito al mondo, non deve essere spettacolarizzato. Mi sembra evidente che come sport vada giá bene, devono solo capire come “monetizzare” gli spettatori che hanno.
Sono d’accordo solo con il far partecipare seriamente tutti i corridori a tutte le corse, magari rendendo piú importante la classifica WT: il altri sport, la cosa più importante é il campionato, nel ciclismo sembra che non conti niente (io, senza cercare su google, non lo so chi ha vinto l’anno scorso, ma non penso di essere l’unico).
Onestamente le sue idee mi sembrano veramente poca cosa, imitare la F1? in cosa si assomiglino gare in bici con gare a motori lo sa solo lui. Il tennis? il tennis è un’altro sport ancora che ancora meno assomiglia al ciclismo. La noia delle corse lunghe? Il ciclismo è uno sport di endurance, se gli piacciono le cose veloci perchè non si dedica alla pista? Le gare in città? ma avete idea di cosa sia organizzare una gara in una grande città. una cavolata dietro l’altra, meglio che pensi al valore delle azioni delle sue aziende
come tutti gli sport il vero ciclismo è fatto da chi ama andare in bici e da pochi altri.
la questione è: per evolversi è proprio necessario creare un’industria del ciclismo? magari spacciandola per ciclismo moderno? oggi come oggi direi che è proprio così. infatti tecnologia, scienza, affari e soprattutto i media non sono quelli di una volta.
quindi se vogliamo equiparare il ciclismo agli altri sport bisogna essere cinici. il romanticismo è finito! anche qui chi comanda è la televisione, ovvero come si mostra un evento.
e allora lancio una provocazione… un qualsiasi evento sportivo trasmesso dai media, dal punto di vista del mero spettacolo atletico sportivo, in quanto tempo si esaurisce? più o meno 2 ore. quindi visto che una corsa ciclistica di 2 orette non è pensabile, almeno a livello pro, perché non trasmettere le corse ciclistiche in differita, nella prima serata del giorno dell’evento, facendo la sintesi della gara della giusta durata? studiando adeguatamente come catturare l’attenzione del telespettatore, con promo, highlights, interviste ecc. fin dai giorni precedenti l’evento? per intendersi, una differita con un format televisivo analogo a quello con cui si trasmette la formula1 o la motogp, a mio avviso facilmente trasferibile al ciclismo, visto che sono presenti gli stessi ingredienti: uomini, tecnologia, scienza e affari.
ma qualcuno (inguaribilmente romantico) direbbe… e l’atmosfera della gara? dove la mettiamo? ma non v’è dubbio: sulla strada (come lo stadio per il calcio), te la vai a vedere sulla strada, la gara. ti prepari 2 ore prima (o il giorno prima), magari arrivandoci in bicicletta, con il tutto che si esaurisce, quando va bene, in 10 minuti.
estremizzo. un evento sportivo di uno sport popolare deve durare come un bel film, dovesse durare di più per la maggior parte della gente diventerebbe una palla. infatti è proprio in questo caso che come film dovrebbe essere pensato, prodotto e trasmetto da gente con le palle.
ciao
vorrei ricordare solo che gli spettatori della f1 sono in forte calo….con 15 macchine in pista….e il rischio chiusura di circuiti che hanno fatto la storia come monza e Hockenheim…
quindi l’esempio f1 è proprio da lasciare stare!!!
un modo per rendere le gare un attimino più vispe potrebbe essere la riduzione dei corridori per squadra. oramai ci son squadre che mettono 7 corridori a tirare e spegne del tutto l’entusiasmo a chi magari vorrebbe scattare e andare in fuga