La ricetta di Oleg Tinkoff

La ricetta di Oleg Tinkoff

31/03/2015
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31/03/2015

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Oleg Tinkoff è un personaggio non molto amato, soprattutto da chi non lo ha mai sentito parlare, che spesso prende posizioni radicali in un mondo, quello del ciclismo, che non ama i cambiamenti, figurarsi quelli radicali.

Ecco la sua ricetta, tratta dalla sua pagina Facebook, sul come cambiare il ciclismo (con anche dei bei missili contro Bjarne Riis…):

Il mondo del ciclismo deve cambiare…o morire, o forse continuare a passare da scandalo scandalo per altri dieci anni in modo da vedere le squadre andare e venire in continuazione.

La situazione odierna è questa. Una situazione nella quale le squadre non hanno guadagni, ma solo spese enormi che sarebbero inimmaginabili in altri sport. Le squadre dipendono dalle sponsorizzazioni al 99% e questo modello non è più né fattibile né può durare. Questo è alla base del fenomeno del doping, degli scandali senza fine e di tutta la zona grigia di questo meraviglioso sport. Il paradosso è che il ciclismo è il secondo sport più popolare a livello di spettatori dopo il calcio, ma allo stesso tempo uno degli sport più poveri.

Perchè succede? Proverò qui ad analizzare il problema.

Ecco come dovrebbe funzionare idealmente il sistema:

 

-profitti, dalle televisioni e dalla partecipazione alle gare, per le squadre

-gli organizzatori devono guadagnare di più dai canali televisivi

-le gare sono spettacoli interessanti, ovvero intrattenimento

-dovrebbe essere creata una accademia per le star del ciclismo lavorando per incrementare gli spettatori (come in F1)

-TUTTI i campioni importanti dovrebbero partecipare alle gare importanti (come nel tennis)

Ovviamente si può invertire l’ordine di questi punti. La gente deve ovviamente guardare le corse piuttosto che fare la siesta come in Europa 🙂

Bisogna trovare quindi il modo di rendere interessanti le tappe lunghe e noiose. Probabilmente rendendole più corte o facendole vedere solo alla fine durante la battaglia finale.

Si deve rendere interessanti le corse e pensare a nuove. Ad esempio: Un GP di Monaco il sabato prima della gara automobilistica, vendendo i posti a sedere già pronti per la F1. Ma è importante che i migliori sprinter vengano a questo genere di eventi e che tutti i migliori scalatori vadano ai grandi giri. E’ per questo che ho proposto il “Challenge dei Tre grandi Tour” che ha provocato discussioni così infiammate (che mi hanno reso felice!). Se si vuole un vero show bisogna vere i migliori che competono contro i migliori. Si deve definitivamente ridurre il numero delle corse. Nessuno è interessato nelle corsette provinciali che non hanno copertura televisiva. E qui parlo delle squadre WorldTour, le squadre che hanno uno status minore partecipino pure ad eventi locali in modo da avere il loro posto.

Ancora, tutto dipende dallo stupido “ciclismo storico”. Sono d’accordo con Fabian Cancellara: A chi serve questa tradizione del “come faceva mio nonno?” Spagna, Italia, Francia e Belgio sono ferme al paradigma del 20° secolo, un anacronismo nell’epoca di internet, dell’iPhone, della mobilità di massa e di un approccio basato sulla diffusione di massa nello sport e nella vita in generale. In quell’epoca si doveva andare in bici senza cambio e con una lampada in fronte. Ora bisogna ridurre il numero delle corse, ridurne la durata e renderle più facili da seguire per gli spettatori. Ad esempio si potrebbero avere più gare in circuito nelle città, etc..

Il ciclismo deve cambiare. I tempi dei  Sainz, Bruyneel e Riis sono finiti. Loro sono fermi agli anni 2000 e questo non necessariamente per il doping. Semplicemente non conoscono alcune cose ovvie e non sanno come gestire delle squadre in un modo moderno. Gestire una squadra non è solo dare istruzioni da un’auto o fare un’incantesimo ai corridori, cosa in cui Riis era insuperabile. Gestire una squadra riguarda anche un lavoro monotono e noioso in ufficio. I giorni dei manager noiosi e meticolosi deve ancora venire. Gente come Dave Brailsford e, spero, il nostro Stefano Feltrin.

Dirigere una squadra e preparare i suoi corridori oggi deve essere basato sulla matematica, l’analisi statistica e l’analisi matematica eseguita su database di grandi dimensioni.La scienza nello sport è regina oggigiorno! Oggi il vincitore non è quello che si allena di più, ma quello che si allena nella giusta maniera, non quello che si inietta EPO, ma quello con la dieta corretta e che beve le cose giuste prima, durante e dopo lunghi allenamenti.

É per questa ragione che non sto considerando il fiume di offerte per rimpiazzare Riis da cui sono stato inondato da tutto il mondo. Non abbiamo bisogno di questo: E’ la vecchia maniera di pensare e non è più percorribile!

Abbiamo tra i migliori corridori del gruppo, abbiamo un superbo team di allenatori e specialisti, e, hey, non dimentichiamo che il ciclismo è uno sport di squadra. Per questo credo nel mio team, la Tinkoff-Saxo, e nel nostro team di professionisti. Non abbiamo bisogno di dirigenti-star, siamo una squadra di stelle del mondo del ciclismo: Stefano Feltrin, Steve de Jong, Sean Yates, Bobby Julich, Daniel Healey, etc. e tutti assieme facciamo del nostro team un Super-Team.

Ma chiaramente se il ciclismo non cambia se stesso come ho descritto sopra sarà tutto molto difficile e tutto resterà come adesso: ognuno per se a combattere per salvare la propria pelle. Ho fatto appello a tutte le squadre per unirci e stabilire nuove regole, per influenzare l’UCI e gli organizzatori. Ho capito che si tratta di un compito difficile e c’è bisogno di più proprietari di squadre che ex-professionisti che lottano per trovare sponsor e sopravvivere, guadagnando ogni anno milioni per se.

Credo nel nostro sport ed anche nella dialettica della vita…