Il ciclismo è cambiato tantissimo negli ultimi 5 anni, tanto da rendere quello di 10 anni fa, quello dominato da Chris Froome e il team Sky, ormai un’altra era geologica. L’utilizzo di metodi scientifici nella preparazione è sempre più spinto, cosi come quello per la progettazione di bici e componenti. La nutrizione è in continua evoluzione. E soprattutto le squadre puntano sempre più ai giovani sempre più giovani. Nella stagione 2026 il più giovane nel gruppo World Tour sarà Mattia Agostinacchio (EF Education- EasyPost), 18 anni compiuti 2 mesi fa.
Tutto questo non ha portato solo a cambiamenti nella parte gestionale del ciclismo, ma proprio nella sua struttura come sport, con dinamiche di gara totalmente stravolte, dalle medie orarie che sono esplose, alle fughe da lontanissimo, agli assoli dei capitani delle squadre, ma anche, a cascata, al cambiamento delle stesse dinamiche nelle gare giovanili, dove il livello si è alzato di conseguenza ed il tempo per “crescere” e svilupparsi sportivamente si è ristretto tanto da non esserci più nella “trafila classica”, ma venire via via demandato a nuove realtà, come le squadre di club stile Swatt Team.

Si sono imposte le squadre di sviluppo, le Devo, a scapito di tante squadre U23, categoria il cui senso ormai è da capire e rivalutare. Se per tanti tutto questo rappresenta uno stravolgimento dei punti di riferimento classici lo è anche per gli sponsor: su chi puntare? Su chi investire? Meglio investire in una squadra di pseudo-amatori dalla grande visibilità o una continental di rango superiore, ma dalle ambizioni modeste? Meglio puntare su un giovanissimo dai numeri impressionanti, ma col “mestiere” tutto da costruire o no? Il tutto tra contratti quinquennali che però vengono rinegoziati sempre più spesso, cambi di squadra, e squadre che si fondono (o quasi).
In tutto questo sempre più importanza nel destreggiarsi tra tutte queste opzioni l’hanno presa le figure degli agenti, ormai ingranaggi imprescindibili nel funzionamento del meccanismo ciclistico. Alex Carera, l’agente sicuramente più importante ed influente del settore, è intervenuto nel dibattito tramite i suoi social, in particolare sulla situazione delle squadre Pro-Continental, la serie B del ciclismo professionistico:
E’ arrivato il momento di agire. Agire in fretta. Una fuga di alcuni sponsor in questo 2025 anche se per motivi diversi. Cosa fare? Non esiste una sola soluzione ma personalmente avrei 2 idee per generare interesse verso i team PROTEAM. Questi team sono la base del ciclismo professionistico. Dobbiamo creare un calendario ad hoc per questa categoria (in modo tale offrire visibilità garantita agli sponsor) e fissare un numero massimo di gare 1.1 e 2.1 a cui possono partecipare le squadre WT così facendo le vittorie sono più distribuite creando entusiasmo e la classifica UCI TEAM RANKING è più corretta (oltre che dare spazio alle DEVO) perché ogni squadra partecipa allo stesso numero di competizioni durante l’anno. I PROTEAM di successo saranno futuri team WT come già successo con @alpecindeceuninck @unoxteam@arkeabbhotels oppure realtà importanti come @q36.5_procycling @tudorprocycling Il ciclismo è uno sport unico ma deve guardare al futuro. #cycling #aejallsports 💣
Dichiarazione che fa presagire che Carera non abbia semplicemente lanciato una “bomba” (come da emoticon finale) tanto per fare parlare, ma abbia in mente qualcosa di molto concreto. In particolare fa pensare a quello che vari altri attori cercano di creare da tempo, ovvero dei calendari separati per squadre di livello diverso. Meno attori in gioco alle gare, o lo stesso numero di attori, ma con obiettivi differenti, in termini di punteggi almeno. Punteggi che, grazie alla riforma che ha portato alle retrocessioni e promozioni, hanno preso un’importanza fondamentale per le squadre e la loro appetibilità verso gli sponsor.
Perché se ci deve essere un calendario ad hoc per le Pro-Conti, con accesso limitato da parte delle WT, significa anche il contrario, e si torna all’esigenza di un calendario in cui i migliori corridori si scontrino spesso, cosa che invece, recentemente non avviene, anzi, i Big si scontrano in pochi eventi selezionati.
E voi cosa ne pensate? Che strada per il ciclismo del futuro?




Ma poi ho letto questo la scorsa settimana:
https://bici.pro/news/giovani/filippo-agostinacchio-worldtour-rimandato-anno/