Un punto sugli orizzonti per il reclutamento dei giovanissimi

9

In un’intervista della Wieler Revue, Robbert De Groot, a capo del reparto sviluppo della Visma-LAB, ha fatto alcune considerazioni interessanti sullo stato delle cose nell’ambito che lo compete, ovvero il reclutamento e lo sviluppo dei giovani talenti.

foto: Visma-LAB

Ovviamente si parte dall’ampiezza del fenomeno, che in pochi anni è esploso, considerando che la Visma-LAB ha iniziato a svolgere questa attività in modo intensivo nel 2019: “In questi sei anni è decollato. Quando ho iniziato c’erano sei squadre di sviluppo. Oggi ce ne sono 21. Quasi tutte le squadre WorldTour e molte squadre ProTeam hanno il loro team di promesse”.


Non è un caso che il 2019, l’anno-cardine del “nuovo ciclismo” coincida con la vittoria al Tour de France di Egan Bernal, all’epoca il più giovane vincitore della corsa dal 1904, battuto l’anno seguente da Tadej Pogačar (3° alla Vuelta l’anno precedente, nel suo primo anno alla UAE). Vittorie che hanno stravolto il classico (dei 30 anni precedenti) leitmotiv che voleva vincente per i GT il corridore “maturo”. Da quel momento l’attenzione invece è andata proprio sui giovani e giovanissimi.

Un fenomeno inarrestabile che oggi porta sempre più spesso alcuni atleti a saltare anche la categoria U23 per andare dritti al sodo del WT. E spesso anche tentando subito di andare a bersaglio, non solo per portare borracce ai veterani.

Questo ha portato varie realtà che per anni si sono dedicate agli U23 a sparire, o essere inglobate da squadre WT come”development” o vivai. La Visma-LAB dall’anno scorso ha anche fatto un accordo con la JEG-SKIL-DJR Academy, una squadra olandese di U19, in cui il team può accogliere talenti e svilupparli (già si fanno progetti sui gioiellini Ashlin Barry, 17 anni, e Antoine Salamin, 16).

foto: @ashlinberry

Questo sistema ha ovviamente dei rovesci della medaglia, in primis il fatto che uno dei motori per gli investimenti in queste squadre devo e pre-devo è semplicemente il dilemma del prigioniero, come spiega sempre De Groot: “È così che funziona il mercato. Purtroppo. La domanda è: puoi essere l’unico a rimanere indietro? Stiamo iniziando a considerare gli esordienti, i ragazzi tra i 15 e i 17 anni. Abbiamo bisogno di ragazzi ancora più giovani? Io sostengo con fermezza: oggi no, ma non escludo che ci sposteremo ancora di più verso i più giovani“.

Ora, niente di nuovo sotto il sole penseranno tanti, nel mondo del calcio o tennis o altri sport, si fanno contratti anche a ragazzini più piccoli, ma, messa da parte tutta la componente psicologica-etica, etc.. la grossa differenza è che nel ciclismo la componente tecnica è certamente più limitata che in sport come calcio, tennis o pattinaggio artistico, e quella fisica non è dipendente solo dalle dimensioni, quindi mentre una squadra di basket può essere interessata al 13enne di 195cm, o una di rugby a quello di 120kg di muscoli, nel ciclismo a 15 anni poco si sa poco di cosa ci si ritroverà tra le mani, fisicamente, a 18.

Aspetto su cui De Groot concorda: “Più giovane è la selezione peggiore è la prevedibilità. C’è già un continuo dubbio: cosa faremo con questo? questo è davvero così bravo? Chiunque sostenga di potermi indicare il nuovo Remco Evenepoel a dieci anni è un illuso. Purtroppo alcune squadre si assumono comunque dei rischi finanziari con l’idea che prendendoli almeno non li avranno i concorrenti”.

Il mercato inevitabilmente funziona cosi, e porta a questo, ed inevitabilmente in un contesto del genere non poteva che portare a nuovi spazi per i procuratori, vecchi e nuovi, che ci vedono un’opportunità

“La caccia ai nuovi talenti inizia sempre prima. Per le squadre, ma anche per gli intermediari. Nel 2019 conoscevo uno o due corridori giovani che lavoravano con un’agenzia, oggi lo fanno tutte le nostre promesse tranne una. Ci si potrebbe chiedere se sia una situazione sana. Io vengo dal calcio. Ho visto ragazzi di 12-13 anni con il simbolo del dollaro negli occhi, o almeno in quelli dei genitori. Questo mette una pressione enorme su quei ragazzi”.

Tutto questo, prevedibilmente, porterà man mano degli sconvolgimenti anche nelle categorie giovanili, allievi e esordienti. Con conseguenze che andranno valutate.

Commenti

  1. Ser pecora:

    Si, ma storicamente è sempre stata una questione di sviluppo fisico, con quello preoce imbattibile da junior che poi da under diventa medio, quando gli altri lo hanno raggiunto.

    A meno che ora, ad es. non ci sia un focus medico per valutare lo sviluppo. In alcuni sport (ma anche nella danza classica) fanno Rx a ragazzini delle medie per valutare quanto si svilupperà l'apparato scheletrico.
    Magari riescono a valutare già il vo2max di un ragazzino, e da lì scremano subito ;nonzo%
  2. bad:

    Vero, ma nel calcio (basket, pallavolo....), se non hai i numeri per giocare nelle giovanili di un club di Serie A, puoi comunque continuare a praticare lo sport nelle squadre di paese per tutto il tempo che desideri. Nel ciclismo, invece, se non riesci a trovare una squadra juniores (17-18 anni), rischi di essere costretto a smettere, e col tempo, forse anche già da Allievo.

    A mio avviso, lo sport giovanile non dovrebbe essere visto come un meccanismo per scoprire il prossimo campione come Pogi. Piuttosto, il CONI e i vari ministeri dovrebbero concentrarsi sulla diffusione dello sport come stile di vita. Il vero obiettivo dovrebbe essere far crescere una cultura sportiva, dove il campione che emerge è solo la punta dell'iceberg.

    PS: Naturalmente, le società sportive professionistiche hanno finalità diverse, focalizzate su obiettivi specifici di performance.
    :ola:

    magari!!!!!
    ogni volta che li senti parlare (i presidenti delle varie federazioni) o i dirigenti del Coni, sono tutti pronti solo a dire quante medaglie hanno vinto (come se la cosa più importante fosse quella), così posso autoincensarsi, creare visibilità, e dire quanto sono bravi e belli e quanto sia giusto che rimangano lì al loro posto
Articolo precedente

Elisa Longo Borghini vince la terza edizione dell’UAE Tour Women

Articolo successivo

Le nuove collezioni Equipe R e Dyora R di Assos

Gli ultimi articoli in Interviste, opinioni

Pagellone Giro 2026

Giro d’Italia 2026 consegnato agli archivi con l’impressione che sia piaciuto a metà del pubblico. E’…