Corridori confinati: Romain Bardet

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Romain Bardet

“È una delle prime volte che sento di avere una vita normale. La fatica mentale è completamente scomparsa. Fare 10 o 15 notti di seguito a casa non mi era mai successo. Questa continuità mi da tranquillità. Ho il tempo di concentrarmi sulle cose più in profondità“.

Cosi si apre il diario del confinamento di Romain Bardet (AG2R-La Mondiale) al quotidiano Le Monde, in cui il corridore francese si racconta in questo periodo di stop forzato.


Il più grande pericolo, psicologicamente, è che tutti i giorni si assomigliano. A volte faccio i rulli alle 7 di mattina, alle volte alle 16. Faccio attenzione a non fare sempre le stesse cose nello stesso ordine. Per questo avere un bambino piccolo a casa mi aiuta non poco! Mi obbliga ad essere adattabile. 

È un lusso poter approfittare dello stare assieme a mio figlio, che sta per compiere 5 settimane. Una delle mie angosce come padre, con tutti gli spostamenti che facciamo abitualmente, è: riuscirò a vederlo crescere? È una gioia essere presente ad ogni istante della sua crescita. Dargli il biberon la notte è un momento privilegiato.

Non poter prendere nemmeno una boccata d’aria è ciò che mi manca di più. Poter godere di un’uscita in bici per poter fermarsi in cima ad una salita e fare tutt’uno con la natura. Io amo pedalare da solo e fermarmi regolarmente per fare delle foto o semplicemente per gustarmi il paesaggio. Se facessi della corsa a piedi per 1km attorno a casa (quello che prevede la legge francese al momento -ndr-), mi sentirei come un criceto sulla ruota.

Posso anche ovviare avendo la fortuna di avere una casa con giardino. Faccio cinque giorni di sport a settimana, tre ore al giorno. Una o due ore di rulli ed un’ora di  ginnastica generale, per non perdere forma fisica. L’idea è che non ci sarà possibilità di avere un periodo cuscinetto quando potremmo riprendere la competizione e quindi il mio organismo non potrà sopportare grandi carichi di allenamento da subito.

Quando penso che non siamo nemmeno ad Aprile…ad oggi abbiamo forse dal 5 al 10% di possibilità di riprendere a correre a giugno. Ho visto che gli inglesi prevedono di rimanere confinati a casa fino a giugno: siamo ben lontani dall’esserne usciti!

Due mesi di rulli necessitano di vere risorse mentali. Psicologicamente è dura. A me sembra sostenibile per 4-6 settimane massimo. Ho provato Zwift. Con questa piattaforma arrivo a fare sessioni più lunghe soffrendo meno. Ma non sono mai stato attirato dalla realtà virtuale, ma alla fine è come fare l’aperitivo via Skype: alla fine meglio che niente! Rompe un po’ l’isolamento. Con la squadra facciamo 2-3 sessioni assieme a settimana. Insomma…il meno peggio...”

Oltre ai pensieri privati, un’opinione su quello che si aspetta dal resto della stagione:

“Se la pandemia sul territorio francese sarà sotto controllo forse non è utopistico che il Tour de France possa essere organizzato, ma è ancora troppo presto per dirlo. Le misure forti sono state prese. Spero che da qui al Tour si riesca ad uscire dalla crisi. Mi sembra tuttavia non facile che il Tour possa corrersi normalmente per intero, soprattutto per il pubblico, sapendo che arriva gente da ogni parte del mondo. E poi c’è il discorso dell’equità: in questo momento non ci sono controlli antidoping per il passaporto biologico. Sarà possibile avere un’equità se i controlli non saranno fatti sino ad allora?

Per finire un’opinione sull’idea di un “Tour europeo” che raggruppi tappe da Giro, Tour e Vuelta in una sola prova, ma nei tre paesi, lanciata (tra gli altri) da Matteo Trentin: “sono un europeista convinto e trovo che l’idea sia magnifica, ma è completamente utopico pensare che sia realizzabile. Meglio salvare le corse che restano piuttosto che crearne una di vari pezzi. Ma va bene anche sognare, almeno quello, in questi tempi, è una bella cosa che ci è lasciata“.

 

 

Commenti

  1. Gamba_tri:

    Leggo in questi giorni le dichiarazioni patriottiche di professionisti italiani dalle loro residente svizzere, monegasche. Poi il Sig. Mario Rossi, dopo essersi pagato la sanità italiana a caro prezzo, pagherà loro la trasferta a Tokio l'anno prossimo. Visto che toccherà tirare la cinghia a tutti, spero che non si convochino più in nazionale i professionisti con residenze in paradisi fiscali, speranza vana, ovviamente.
    Con tutti quelli che non dovrebbero chiamare è meglio che tenga d'occhio il telefono, potrebbero portare me :mrgreen:
  2. pedalatalenta:

    Perché appunto, collegandomi al messaggio del nostro amico sopra, si erige tanto a paladino dell’italianità ma per non sbagliarsi porta i soldi all estero.. e non stiamo parlando di bruscolini..
    Si prodiga con frasi io resto a casa, si fa fotografare sui rulli poi carica gli allenamenti outdoor su Strava..
    Un pó di onestà intellettuale non guasterebbe!
    Per quanto riguarda bardet, massimo rispetto, è un ragazzo a mio avviso molto intelligente, molto umano e che non ha paura a tirar fuori i lati più “deboli” di se.. vedi la stanchezza mentale ad esempio
    Anche io avevo notato le attività outdoor su Strava di Nibali subito cancellate. Sul fatto che la maggior parte dei pro risieda in paradisi fiscali purtroppo è un dato di fatto a cui penso anche loro facciano fatica a sottrarsi visto che dei vantaggi fiscali li hanno che le squadre. In una diretta instagram ho sentito Valerio Conti ammettere candidamente che aveva risieduto a Fiume (Croazia) solo per vantaggi fiscali. Adesso è a Monaco. Per me è una scelta legittima se nel rispetto delle leggi, ma se si mettono a fare i paladini della patria e maestri di morale mi girano non poco...
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