Si conclude anche il 2018, che ci lascia con bassi, alti e qualche indicazione per il futuro, più o meno prossimo, che verrà.

12V, 13V, 14V (?)– Campagnolo è la prima azienda tra le produttrici di trasmissioni a lanciare le 12V, e lo ho fatto con gli storici gruppi Record e Super Record meccanici. Le versioni elettroniche EPS arriveranno a breve. Anni fa l’introduzione della velocità in più era salutata come un evento, per chi ha memoria (o è semplicemente abbastanza vecchio), ed anche allora vi erano discussioni vivaci su chi le salutava come il sol dell’avvenire, e chi “facevo tutto anche con le 5V, tanto basta la gamba“. Ora le discussioni in merito sono state molto poche, e questo forse è un segno che veramente si è arrivati ad un “abbastanza”.

A stretto giro di posta, dopo Campagnolo, la spagnola Rotor ha presentato una cassetta 13V, banalizzando ulteriormente questa novità, con una risposta del pubblico piuttosto fredda. Viene da pensare che per la soluzione doppia corona ormai il numero di pignoni sia abbastanza ininfluente per i consumatori. Resta aperto un certo interesse per la soluzione monocorona, per cui l’aumento di pignoni è una condizione necessaria per il suo maggior utilizzo su strada, al momento piuttosto limitato dalle 11V.

In generale però la sensazione è che si sia arrivati ad un punto di saturazione, non tanto del mercato, ma della percezione che i consumatori hanno dello stesso. A dispetto di quanto si dice ad ogni piè sospinto, ovvero dell’onnipotenza e pervasività del marketing (che in italiano sarebbe la vecchia “pubblicità”), è proprio esso ad aver creato questa situazione, spesso comunicando male e con tempistiche improvvide e mal coordinate le varie novità (vedi freni a disco). Concentrato perlopiù sulla “social frenzy”, fatta di like farlocchi su Fb, improbabili stories su Instagram ed un approccio in cui l’immagine viene subordinata alla sostanza, ha rincorso (invece che guidato) il pubblico nella dis-educazione da social, in cui 15″ sono la durata massima dell’attenzione concessa, leggere 3 righe di spiegazione è tempo sottratto alla visione di gattini e l’opinione di un pasticcere su una soluzione tecnica vale tanto quella di un ingegnere meccanico. Con queste condizioni di base 12V (velocità) o 120V (Volt) uguale è.

Nuovo è bello. Se piace – CeramicSpeed, azienda danese che si è specializzata nel vendere Marginal Gains a benestanti pedalatori, ha presentato una improbabile trasmissione senza catena a 13V che ha fatto molto parlare di sé. La cosa si ricollega al punto sopra, in questo caso come esempio di campagna pubblicitaria ben riuscita. Per contestualizzare, basti ricordare la frase di un responsabile dell’ufficio brevetti USA negli anni ’40 (del 1900): “30 anni fa (1910 -ndr) l’ufficio brevetti USA constava di due edifici per contenere tutti i brevetti archiviati. Uno per tutti i brevetti tout-court, l’altro per i brevetti legati alle biciclette“. Questo per dire che non c’è soluzione meccanica che non sia stata brevettata e provata nei primi 20-30 anni del ‘900 in campo ciclistico. Quello che esiste oggi è sicuramente raffinato sotto certi aspetti (materiali, lavorazioni), ma dal punto di vista progettuale quello che si usa oggi, vecchio di 70 anni (come fanno notare con disprezzo i critici) non si usa da 70 anni per caso.

Katusha – Nata con ambizioni di rappresentare il ciclismo russo nel mondo, supportata da mezzi all’altezza, con budget tra i più alti del WorldTour. Abbandonati i progetti di una “Sky russa” si è aperta ad un’internazionalizzazione spinta (solo 4 corridori russi su 26 nel 2018 e pure con licenza svizzera), con i maggiori risultati colti negli ultimi anni dallo spagnolo Joaquim Rodriguez e dal norvegese Alexander Kristoff.  Ha messo a segno una stagione catastrofica nel 2018: 5 vittorie, di caratura minore. Due tappe alla Tirreno vinte da Marcel Kittel prima che lo sprinter tedesco si arenasse malamente, con la punta negativa della porta di servizio per aver sforato il tempo massimo al Tour, tanto da essere convinto di avere qualche virus (sbagliandosi). Una tappa al Tour d’Oman con Nathan Haas, una al giro di Germania con Niels Politt e pure il solo campionato nazionale a crono con Tony Martin. Il Panzerwagen teutonico che prometteva sfracelli a crono in combinazione con l’ex recordman dell’ora Alex Dowsett, e che invece niente hanno combinato. Cosi come l’Enfant du Pays Ilnur Zakarin 9° al Tour, 20° alla Vuelta e finita lì. Per il prossimo anno la campagna acquisti resta di basso profilo, con la sola eccezione di Enrico Battaglin. Per il resto l’ingresso di uno sprinter di medio livello come Jens Debusschere e lo stagionato (35 anni) Dani Navarro per i grandi giri. Speriamo almeno sia l’anno in cui possa far vedere il proprio talento il giovane italiano Matteo Fabbro.

Ciclismo spettacolo – Nel 2018 lo spettacolo non è mancato e si ricorderà per almeno due azioni che rimarranno nei libri di storia: quella di Vincenzo Nibali che lo ha portato alla vittoria alla Milano-Sanremo e quella di Chris Froome al Giro d’Italia, con la fuga solitaria, disperata, ma vincente di 80km che lo ha portato in maglia rosa. Due azioni anomale per il ciclismo moderno, criticato per l’eccesso di tecnologia, sotto forma di misuratori di potenza e radioline. Perché il ciclismo non è un gioco, quel che contano sono le gambe, e, Boccettini docet, alla fine è uno sport di merda (sic). Ogni tanto però le carte si mischiano, non solo i telespettatori si addormentano sul divano, ma pure i capitani che si marcano su strada e parte la fuga giusta del fuoriclasse, che la imbrocca proprio perché è fuoriclasse, e ne esce un pezzo di storia. Idem per il frullino da 400W fissi che passa il tempo a guardare il display del Garmin per 6h di tappa per 21 giorni di fila, ma che alla fine, confortato proprio da quei numeri, ci prova (“ci mette il cuore” direbbero i conservatori), mentre belli capelli che è contro i misuratori di potenza perché uccidono la fantasia peggio dei futuristi il chiaro di luna si imbambola pensando a chissà cosa e si vede sfilare il secondo Giro da sotto il naso. Insomma, lo spettacolo nasce dall’imprevisto, in barba a chi vorrebbe crearlo apposta mettendo e togliendo come al Masterchef.

Trendy – Il mercato del ciclo è in crisi. I numeri parlano chiaro, con grandi aziende quotate in ribasso, oltre alle chiusure di massa di intere catene di negozi, in particolare nel mondo anglosassone, dove inevitabilmente la bolla creata dai successi continui (quest’anno tutti e tre i grandi giri sono stati vinti da britannici) doveva ridimensionarsi prima o poi. Il grande ciambellone di salvataggio sono le E-bikes, su cui qualunque produttore del settore si è buttato più o meno convintamente. E-bikes che rappresentano un grosso scossone nel settore, introducendo molte variabili prima sconosciute, dall’ingresso di players di dimensioni colossali rispetto quelli tradizionali, con tutta la forza economica relativa, oltre a tutta la filiera logistica e distributiva che ci va assieme (normativa sulle batterie, ingombri, stoccaggio, assistenza, etc.etc.).

Va da sé che molte aziende stiano concentrando lì molte risorse, che se non sono di vera ricerca e sviluppo (tipo fare dei copertoni da E-bikes…) lo sono di “riallocazione” di budget, in particolare pubblicitario. Ergo, all’interno delle aziende i soldi per le novità si spostano di qua per andare di là (apprezzate la rima). Questo da l’impressione che sia una delle cause per la nascita di sempre più nicchie di mercato. Ormai l’idea di offrire una bici “totale” come qualche anno fa è aria passata. Oggi si cerca di offrire bici declinate per leggere sfumature di diverso utilizzo in gran numero, come già da un pezzo nel mondo Mtb, ma anche nell’automotive, dove le gamme delle auto ormai sono oceaniche. A questo si accompagna tutto il cucuzzaro che ci sta attorno, e quindi via alle linee femminili, all’abbigliamento gravel & c. Sarà una buona strategia? L’impressione è che l’unico settore che stia ampliando l’utenza numericamente sia proprio solo quello delle E-bike (da cui gli investimenti suddetti), mentre le tante nicchie si spartiscono semplicemente la solita torta entrando in competizione tra loro per la fetta più grossa. Ma la torta appunto resta quella. Se ne sarà valsa la pena lo vedremo dal perdurare delle nicchie stesse.

Anna Van der Breggen – Chiudiamo ricordando la stagione di questa fenomenale atleta olandese, che come tutto il ciclismo femminile passa in sordina e sottopagato rispetto il corrispettivo maschile: vittoria ai campionati del mondo di Innsbruck, 2^ nella cronometro mondiale; 1^ alla Strade Bianche (con un meteo peggiore che nella corsa degli uomini); 1^ al Fiandre; 1^ alla Freccia Vallone (4^di fila in carriera); 1^ alla Liègi-Bastogne-Liège. Non serve aggiungere altro.

Buon Anno!